“The Imitation Game”, il biopic su Turing, necessario e impersonale

(L-R) Keira Knightley, Matthew Beard, Matthew Goode, Benedict Cumberbatch, and Allen Leech star in THE IMMITATION GAME.

The Imitation Game (id, GB/Usa, 2014) di Morten Tyldum con Benedict Cumberbatch, Keira Knightley, Matthew Goode, Rory Kinnear, Charles Dance, Mark Strong, Matthew Beard, Tuppence Middleton, Allen Leech

Sceneggiatura di Graham Moore, dalla biografia “Alan Turing. Storia di un enigma” di Andrew Hodges (ed. Bollati Boringhieri)

Biografico, 1h 54′, Videa, in uscita il 1° gennaio 2015

Voto: 6 su 10

Nel settembre del 2009, il primo ministro inglese Gordon Brown, a nome del governo britannico, si scusava agli occhi della scienza e della storia per il trattamento omofobico riservato, oltre 55 anni prima, al criptoanalista Alan Turing, un grande uomo di scienza che, nel corso della seconda guerra mondiale, decifrò il codice Enigma, utilizzato dai tedeschi per comunicazioni spionistiche. Se la vicenda storica ha avuto vasta eco nel tempo (anche cinematografica: non ultimo, il film Enigma di Michael Apted), non altrettanto è successo per la terribile parabola discendente di Turing, mente geniale e segretamente omosessuale nell’Inghilterra bigotta a cavallo tra gli anni Trenta e Quaranta. Doveroso portare all’interesse pubblico la storia di un uomo che contribuì a ridurre la durata della guerra e, quindi, a salvare milioni di vite, ricompensato con una condanna per “atti osceni”, tradotta in una segregazione forzata e nella castrazione chimica a base di estrogeni sintetici per sfuggire al carcere.

THE-IMITATION-GAME-poster-golden-globeLa sceneggiatura di Graham Moore, dal romanzo biografico di Andrew Hodges, era al primo posto nella black list delle sceneggiature più apprezzate ma non ancora prodotte sin dal 2011. Grazie a una produzione tenace, ha trovato un regista nel norvegese Morten Tyldum (Headhunters) e un interprete ideale nel bravissimo Benedict Cumberbatch, forse l’attore inglese più richiesto del momento. Eppure The Imitation Game ha deluso le aspettative “umane”, relative al ritratto dell’uomo Turing, assestandosi sui classici binari, un po’ banali, della biografia patinata e scolastica che nulla toglie ma neppure aggiunge a ciò che si sarebbe potuto trovare su una colonna di un’enciclopedia.

Chi si aspettava il racconto del tormento privato, vissuto di pari passo all’evoluzione di una scoperta scientifica inestimabile (gli studi sulla macchina “Christopher” di Turing hanno dato origine allo sviluppo dei computer) rimarrà parzialmente deluso: lo stile ipercorretto della scrittura e la confezione formale impeccabile impoveriscono la complessità interiore del protagonista, riducendolo a un semplice perseguitato. Non sono d’aiuto i siparietti da commedia sofisticata in cui è coinvolta la graziosa Knightley, né pare granché originale l’impianto da thriller, mutuato da film analoghi (le sequenze al caffé, con l’ispirazione ultima alla decriptazione del codice, sembrano un lascito di A Beautiful Mind).

La sensazione finale è quella di una classica occasione mancata, sebbene il film non sia mai sgradevole né noioso. Manca completamente di personalità, di coraggio, di commozione, di interiorità, di una visione completa e meno programmatica degli accadimenti. Resta da vedere quante delle probabili numerose nomination ai prossimi Oscar si tramuteranno in effettive statuette: scommettiamo neppure una? Peccato.

Giuseppe D’Errico

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