“The Greatest Showman”, un film di Michael Gracey, la recensione

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The Greatest Showman (id, Usa, 2017) di Michael Gracey con Hugh Jackman, Michelle Williams, Zac Efron, Rebecca Ferguson, Zendaya, Keala Settle, Paul Sparks, Skylar Dunn, Ellis Rubin

Sceneggiatura di Jenny Bicks, Bill Condon

Musical, 1h 45′, 20th Century Fox Italia, in uscita il 25 dicembre 2017

Voto: 6 su 10

Non è la prima volta che il cinema statunitense riflette sulla scalata al successo imprenditoriale del proprio paese attraverso le gesta di un personaggio simbolo di tale ascesa. La storia di P.T. Barnum rivela molto dell’anima americana, da sempre combattuta tra la sete di spettacolarizzare l’orrore e il bisogno di ossequiare il puritanesimo. Una suggestione molto interessante, già più volte esplorata da registi come Tod Browning e David Lynch, e affrontata per altre vie, e con l’arma dell’horror, dalla televisione. In The Greatest Showman, l’esordiente Michael Gracey, su una sceneggiatura di Jenny Bicks riscritta da Bill Condon, prende tutti gli aspetti più superficiali del padre dello spettacolo moderno, per farne una sorta di eroe interclassista ante-litteram, attorno al quale erigere il più rassicurante ed edificante film per famiglie.

locandinaBarnum, interpretato con notevole verve da Hugh Jackman, è il self made man per eccellenza: di umili origini, sposa una ragazza ricca (Williams), che per lui rinuncia all’agiatezza del suo rango, e mette in piedi un impero dell’intrattenimento che, da semplice museo delle cere, si evolve in un grandioso circo di freak e performance straordinarie, portando a battesimo il concetto di show business e reinventando la comunicazione promozionale a suon di affissioni. Accusato di speculare sui drammi dei propri artisti, raccattati ai margini della società, e inviso dalla critica, l’uomo verrà corrotto dal successo tanto da perdere di vista ciò che davvero conta nella vita…

Lasciamo ironicamente il mistero su quale potrebbe mai essere questo impagabile valore, ma, al di là della sua stucchevolezza intrinseca e dell’incapacità patologica di approfondire quasivoglia inquietudine, il film di Gracey è principalmente un musical che tiene fede allo spirito del suo protagonista, cercando di stupire il più possibile lo spettatore. Resta un cinefilo dispiacere per l’occasione mancata di offrire un ritratto più crudo e realistico di un personaggio tanto iconico per l’evoluzione della cultura dello spettacolo americano, e si rimpiangono l’eleganza pittorica e le vette emotive dei classici del genere. Oggi, l’idea di musical proposta da The Greatest Showman è fatta di esibizioni corali vorticose, dinamismo atletico e sonorità pop da tormentone radiofonico, tutti elementi perfetti per colpire alla pancia della platea contemporanea. Il cuore, però, è lontano e, come giusta evoluzione, si è più vicini ad American Idol che non a La La Land.

Giuseppe D’Errico

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