“The girl”, l’ossessione di Hitchcock per Tippi Hedren

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The girl (id, GB, 2012) di Julian Jarrold con Sienna Miller, Toby Jones, Imelda Staunton, Penelope Wilton, Conrad Kemp, Sean Cameron Michael, Candice D’Arcy

Sceneggiatura di Gwyneth Hughes e Donald Spoto, ispirato al libro “Spellbound by Beauty: Alfred Hitchcock and his Leading Ladies” di Donald Spoto

Biografico, 1h 30’, HBO / BBC

Voto D’Errico: 7½ su 10

Voto Ozza: 8 su 10

La bionda, algida, sinuosa, elegante, croce e delizia di un regista straordinario, in grado di sublimare la bellezza platinata delle sue attrici a pinnacoli di ambiguità sottile e fatale.

L’ultima grande bionda di Alfred Hitchcock, rimasto orfano dell’ormai regale monegasca Grace Kelly, fu la modella di origini svedesi Tupsa-‘Tippi’-Hedren, notata dal suo futuro pigmalione in uno spot televisivo e plasmata con portentosa abilità in un’attrice indimenticabile e sfortunata.

Raffinata glamour girl ne Gli uccelli e tormentata cleptomane in Marnie,la Hedren si ritrovò così a essere la protagonista di un capolavoro rivoluzionario per la storia del cinema e del “grande film malato” per eccellenza (per dirla alla maniera di Truffaut), divenendo una star ma subendo le attenzioni particolari del suo regista, sentimentalmente e sessualmente represso, ossessionato dalla sua fresca avvenenza e segretamente innamorato di lei.

Il film di Jarrold, apprezzato regista di sontuose trasposizioni letterarie (Ritorno a Brideshead), è la ricostruzione di quegli anni di lavoro e di vita, attraverso gli episodi principali che segnarono la collaborazione tra i due, dalle avances affatto timide di Hitchcock (Toby Jones) fino all’accanimento sadico sulla Hedren (Sienna Miller) che, deluso ogni tentativo d’approccio, fu costretta a patire i reiterati attacchi dei pennuti sul set (che le causarono un esaurimento nervoso) e i morbosi assilli del regista, sempre più asfissiante nel controllarne la sfera privata.

Inquietante ritratto di debolezze d’artista, The girl riesce a condensare in un minutaggio canonico una mole di materiale buona almeno per una miniserie; alcuni aspetti restano irrimediabilmente sacrificati, come il legame “fraterno” venutosi a creare tra Hitchcock e la moglie Alma (Imelda Staunton) dopo anni di matrimonio, altri emergono fin troppo alla svelta (la scena dell’abuso in auto, confermato dalla stessa Hedren in una recente intervista, sa di posticcio).

Tuttavia, sono peccati veniali di una sceneggiatura che fa miracoli quando tratteggia i profili psicologici di una vittima inerme e di un carnefice dalle insicurezze tutte umane (l’aspetto goffo e sgraziato, l’insoddisfazione sessuale, il conflitto tra la fascinazione e l’insuccesso di una mente geniale sulle donne), che sullo schermo acquistano venature di autentico incanto misto a disprezzo.

Non più che corretta la regia, al servizio di una messa in scena inappuntabile e di una recitazione straordinaria: Toby Jones, in una nuova impressionante mimesi interpretativa dopo il Truman Capote di Infamous, è un Hitch oppresso da sé stesso, flemmatico e imperscrutabile, Sienna Miller si conferma come una delle attrici più sottovalutate dell’ultima generazione, splendida Tippi dei sogni travolta dalle mire di un mentore che subito la creò e altrettanto velocemente la distrusse.

Da una collaborazione HBO-BBC non ci si poteva attendere altro che un prodotto di qualità. Non è solo tv.

Giuseppe D’Errico

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