“The Effect” di Lucy Prebble, uno spettacolo di Silvio Peroni, la recensione

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THE EFFECT
di Lucy Prebble

Traduzione Andrea Peghinelli
Con: Alessandro Federico, Alessia Giangiuliani, Sara Putignano, Giuseppe Tantillo
scene Katia Titolo
luci Omar Scala
video Luca Ercoli
aiuto regia Claudio Basilico
organizzazione Gianni Parrella
regia Silvio Peroni

In scena alla Sala Umberto dal 17 al 29 aprile

Voto: 6½ su 10

All’interno di una struttura medica privata la dottoressa Lorna James conduce uno studio clinico con alcuni pazienti che hanno scelto di isolarsi dal mondo per alcune settimane: scopo della sperimentazione è testare gli effetti di un farmaco che potrebbe rivelarsi un prezioso aiuto conto le malattie depressive. Allo studio partecipa un ragazzo di nome Tristan e, unica appartenente al genere femminile nel campione di volontari, una giovane donna di nome Connie. Ben presto tra i due ragazzi nasce un prepotente legame attrattivo che rischia di compromettere la validità dei test scientifici, ma, soprattutto, l’esistenza di Connie, incerta tra l’abbandonarsi ad un sentimento che potrebbe essere solo il frutto di un’alterazione chimica o la placida sicurezza che le offre la relazione con un uomo più grande di lei, che la attende, lontano, tra le mura domestiche. Ben presto l’esperimento sfugge dalle mani della dottoressa James, lei stessa segnata da una severa depressione e dalla tormentata relazione con Toby, suo referente scientifico ma, soprattutto, suo ex-amante.

C’è un’attenta riflessione e un grande approfondimento attorno alle motivazioni e alle psicologie personali dei personaggi immaginati dalla scrittrice Lucy Prebble – specialmente quelli femminili – a cui si deve questa elaborata drammaturgia, che con grande attenzione racconta il lavorìo mentale di persone fragili che si interrogano sulla natura dei propri sentimenti.

Benché sia di indubbio interesse che un’indagine sulla natura dell’innamoramento venga contestualizzata a partire del più asettico dei setting (un ambiente scientifico illuminato da proiezioni che offrono alla visione immagini radiografiche e colori dalle tonalità fredde, a far da sfondo ai dosaggi delle pillole somministrate ai partecipanti all’esperimento) tale freddezza si trasmette a questa piéce, nonostante il lodevole impegno dei quattro attori sul palco che con credibile trasporto lavorano per raccontare le motivazioni e i travagli dei propri alter ego scenici. La stessa regia, nel voler lasciar spazio ad un testo così cerebrale, rinuncia forse meritoriamente a ulteriori sottolineature e impreziosimenti drammaturgici, ma non allontana da questo “The effect”  il sospetto di essere una operazione troppo cerebrale per raccontare con soddisfacente pienezza quell’umano sentire che sembra (pur essendone il tema portante) mancare a questo lavoro teatrale.

Marco Moraschinelli

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