“The Counselor – Il procuratore”, delusione Scott-McCarthy, un film inerte

THE-COUNSELOR

The Counselor – Il procuratore (The Counselor, Usa, 2013) di Ridley Scott, con Michael Fassbender, Cameron Diaz, Javier Bardem, Penèlope Cruz, Rozie Perez, Rubén Blades, Bruno Ganz, Natalie Dormer, Edgar Ramirez, Goran Visnjic, Dean Norris

Soggetto e sceneggiatura di Cormac McCarthy

Thriller, 1h 57′, 20th Century Fox Italia, in uscita il 16 gennaio 2014

Voto: 4½ su 10

Spiazzante, ma in negativo. Tra cast, regia e autore della sceneggiatura c’era di che far tremare le pareti dell’inferno, e invece The Counselor segna la prima vera delusione dell’anno tra i titoli più attesi. Le intenzioni del film, qualora esistessero, sono rimaste ben chiuse nella mente dell’ottantenne Cormac McCarthy, firma d’eccezione (dai suoi romanzi sono nate pellicole come Non è un paese per vecchi e The Road) di uno script incredibilmente verboso e inconsistente, fitto di simbolismi e ridicole perle di saggezza che non si sposano mai a una linearità drammatica. 

locandinapg1Riflessione sul libero arbitrio, sul male che appesta l’essere umano, su un mondo malato di potere, sull’uomo come preda del guadagno e vittima dei suoi stessi raggiri, portata pesantemente avanti in una banale storia di spaccio ad altissimi livelli, dove tutti sono colpevoli e assoggettati ai più orrendi vizi capitali. Un senso di morte incancellabile è chiaro sin dall’incipit erotico, ma c’è anche un sapore di antipatica presunzione che accompagna le quasi due ore di questa visione confusionaria e inerte, priva di solidità narrativa, sovraccarica di sequenze illogiche e di personaggi che ballano sull’orlo del baratro per poi sprofondare nei più neri abissi del non senso.

Giudicare negativamente l’operato di un grande scrittore non è mai piacevole, lo stesso dicasi per un regista di culto come Ridley Scott. La collaborazione è stata infelice: McCarthy non ha probabilmente dimestichezza con le regole drammaturgiche del mezzo cinematografico, Scott dal canto suo assembla come può un tale marasma concettoso franando più volte nell’estetizzante. Resta invischiato nella disavventura un gruppo di attori mal utilizzati (Fassbender e Cruz) o costantemente sul filo del grottesco (Bardem e Pitt, al quale toccano i monologhi più assurdi); la Diaz, pesantemente invecchiata da un trucco felino che dovrebbe accentuare la ferocia violenta del personaggio, si esibisce in una spaccata (s)cult con strusciamento sul parabrezza di un’auto.

Giuseppe D’Errico

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