“The Conjuring – Il caso Enfield”, sequel di lusso che spaventa con i “boo!”

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The Conjuring – Il caso Enfield (The Conjuring 2, Usa, 2016) di James Wan con Patrick Wilson, Vera Farmiga, Frances O’Connor, Madison Wolfe, Franka Potente, Steve Coulter, Patrick McAuley

Sceneggiatura di Chad Hayes, Carey W. Hayes, James Wan, David Leslie Johnson

Horror, 2h 13’, Warner Bros. Pictures Italia, in uscita il 23 giugno 2016

Voto: 6½ su 10

Inevitabile secondo capitolo del successone The Conjuring, sempre diretto dall’abilissimo James Wan e nuovamente alle prese con un caso di cronaca spettrale realmente accaduto nella Londra degli anni ’70: a Enfield, una madre sola (O’Connor) con quattro figli, chiede l’intervento dei coniugi Warren (Wilson e Farmiga), esperti in paranormale ed esorcismi, quando uno spirito malefico si installa in casa seminando il terrore. A farne le spese maggiori è la piccola Janet (Wolfe), attraverso la quale l’entità maligna si manifesta. Ma, evidentemente, i Warren hanno già la chiave per risolvere l’infestazione…

The-Conjuring-2-Il-caso-Enfield-locandinaBisogna ringraziare James Wan perché erano decenni che il genere horror non godeva di una qualità tecnica tanto elevata. La sua regia si fa sempre più raffinata e ambiziosa, le atmosfere curate nel minimo dettaglio, gli screamjump collocati con dovizia certosina, anche spiazzando le attese dello spettatore avvezzo ai luoghi della paura. L’anello debole dello spettacolo si rivela puntualmente la vicenda vera e propria, povera di rivelazioni e tirata per le pinze sia per coerenza che per solidità narrativa. La soluzione finale, a dispetto della durata spropositata, è oltretutto sbrigativa e poco soddisfacente.

Quel che si respira non è mai vero terrore per la storia raccontata, quanto piuttosto ansia per il prossimo sobbalzo che Wan ha predisposto con grande furbizia. In questo, The Conjuring – Il caso Enfield (così come il precedente capitolo) è un divertimento senza sosta, e poco ci importa se le reali vicissitudini della famiglia Hodgson siano state in parte romanzate. Quindi, non resta che abbandonarsi all’aspetto ludico dell’operazione, godere di uno splendido impianto cinematografico che in un horror è cosa rara, e sghignazzare imbarazzati a ritrovarsi con le unghia piantate nel bracciolo della poltrona all’ennesimo “boo!” nel buio.

Giuseppe D’Errico

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