“Terminator: Genisys”, spettacolare rompicapo col vecchio Arnold

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Terminator: Genisys (id, Usa, 2015) di Alan Taylor con Arnold Schwarzenegger, Emilia Clarke, Jai Courtney, Jason Clarke, J.K. Simmons, Matt Smith, Aaron V. Williamson, Lee Byung-hun, Dayo Okeniyi, Sandrine Holt, Courtney B. Vance

Sceneggiatura di Patrick Lussier e Laeta Kalogridis

Fantascienza, 1h 59′, Universal Pictures International Italy, in uscita il 9 luglio 2015

Voto: 6 su 10

Quinto capitolo, dopo Terminator: Salvation (ne fu colpevole il regista McG), e quarto con protagonista Arnold Schwarzenegger, volto ufficiale della saga, che riprende il ruolo del cyborg T-800 dismesso nel terzo film Le macchine ribelli, Terminator: Genisys è il canto del cigno di un brand datato ma non obsoleto, che negli anni ha inutilmente aggravato la sua linea narrativa con una serie di innesti temporali tra passato, presente e futuro non sempre funzionali alla dinamica del racconto.terminator_genisys_poster3

Mai come in questo caso tale difetto salta agli occhi gonfi dal 3D: si parte dalle premesse del capostipite del 1984, con il prescelto Kyle Reese (l’inespressivo Jai Courtney nel ruolo che fu di Michael Biehn) tornato indietro nel tempo per proteggere la giovane Sarah Connor (Emilia Clarke del Trono di Spade, imparagonabile a Linda Hamilton), futura madre del leader della resistenza umana John Connor (Jason Clarke, sfregiato e tutto occhiatacce). Nel film di James Cameron, Sarah era braccata da un robot spietato e letale, per l’appunto Arnold Schwarzenegger, che ora ritorna, più lento e incanutito, per combattere col sé stesso giovane. Sì, perché una frattura nella linea temporale ha creato uno stravolgimento degli eventi storici preordinati e l’unico modo per ridare ordine alle cose ed evitare il giorno del giudizio universale è distruggere Skynet, il software maligno per cui iniziò la ribellione degli umani contro le macchine…

Difficile mantenere le fila di quattro film per continuare a tesserle degnamente in un quinto, e infatti la sceneggiatura di Patrick Lussier e Laeta Kalogridis non è altro che un patchwork di elementi narrativi presi in prestito dai vari Terminator. La trama diventa, così, solo uno sterile rompicapo pieno di svarioni logici e momenti di comicità involontaria degni di una soap opera. Non resta che affidarsi allo spettacolo degli effetti speciali, davvero straordinari, e all’ironia senile disseminata qua e là dal buon Schwarzy, androide attempato che ha imparato a vivere in città (“Bite me!” dice a un automobilista, impassibile e senza neppure voltarsi) e a svolgere il ruolo di padre per la sua Sarah. Immancabile anche il suo “I’ll be back” finale. Francamente, speriamo di no.

Giuseppe D’Errico

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