“Ted”, l’orsetto finto trasgressivo di Seth MacFarlane

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Ted (id, 2012, Usa) di Seth MacFarlane con Mark Wahlberg, Mila Kunis, Seth MacFarlane, Patrick Warburton, Joel McHale, Sam Jones, Giovanni Ribisi, Ryan Reynolds. 

Sceneggiatura di Seth MacFralane, Alec Sulkin, Wellesley Wilde, da un soggetto di Seth MacFarlane.

Commedia, 1h 40’, Universal Italia. In uscita il 4 ottobre 2012.

Voto: 5 su 10

Quale bambino non desidererebbe che il proprio adorato orsetto di peluche prendesse vita come d’incanto? Seth MacFarlane, geniale autore di acidi serial animati come I Griffin e American dad, prova a realizzare questo sogno, almeno sul grande schermo, con Ted, il film campione di incassi dell’estate americana (e ora al comando delle nostre classifiche) che ha scritto, diretto e, almeno vocalmente, interpretato.

Nella versione originale, infatti, è sua la voce di Ted, il tenero pupazzo che, la mattina di Natale, inizia magicamente a parlare e camminare, con l’intenzione di diventare il migliore amico del piccolo John Bennett che, a otto anni, è il più triste e solitario dei bambini. Peccato che, nel corso di 27 anni di convivenza, le cattive abitudini e la dura realtà abbiano portato i due compagni per la pelle a trasformarsi in una coppia di perfetti burini: se l’essere umano (un autoironico Mark Whalberg) è rimasto un bambinone ingenuo, l’orsacchiotto è tutto tranne che dolce e carino, si droga, fa uso di abbondante turpiloquio, apprezza il sesso promiscuo ed è un sostenitore delle puzze libere. Toccherà a Lori (Mila Kunis), la ragazza di John, porre l’aut aut estremo nella speranza di riprendersi il suo uomo e di dividere ciò che il prodigio ha unito.

Figlio di un retaggio umoristico che da sempre cerca di mettere in ridicolo i tabù dell’età contemporanea, Ted arriva ora a proporsi ad un pubblico già abbondantemente assuefatto alla risata di grana grossa e alla battutaccia antisemita et similia.

C’è da ammettere che, quando MacFarlane picchia duro, non c’è sghignazzata che tenga (a tal proposito, irresistibili i colloqui di lavoro del volgare orsetto che, senza mezzi termini, ammette di aver sodomizzato la cassiera del market con una zucchina poi rimessa sulla vendita) e non di rado l’assoluta trivialità delle situazioni riesce a sincerarsi in un divertimento liberatorio.

Quel che manca al film è la costanza delle premesse e il coraggio delle proprie azioni: quand’anche si riuscissero a superare i limiti di una trama esilissima e pretestuosa per inscenare le bisbocce alcoliche del suo antieroe di stoffa, è davvero arduo lasciar correre un cambio di rotta drastico tra primo e secondo tempo, con la (facile) scorrettezza abbandonata per far spazio al più trito e improbabile dei rapimenti con annesso miracolo disneyano con lacrimuccia.

Così facendo, il personaggio e il film perdono irrimediabilmente forza e verità e, d’altro canto, se sostituissimo un comune trentacinquenne nullafacente e mentecatto all’orso Ted, ecco che ci ritroveremmo di fronte all’ennesima banale caratterizzazione da commedia americana media, quella che si illude di poter graffiare e che invece finisce per accomodare ogni squarcio.

Anche il cinismo più perfido finisce per lasciarsi omologare, anche il trucidume cede il passo alla favola; e Ted rischia di scivolare pericolosamente in un frivolo e datato immaginario anni ’80, molto più vicino a film terribili come Howard e il destino del mondo e Flash Gordon (puntualmente citato e con il povero Sam Jones travolto dalle scorribande senza freni dell’orsetto) che non alla geniale irriverenza di un John Landis.

Giuseppe D’Errico

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