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“The Canyons”, Schrader dirige la Lohan in una inerte satira d’ambiente da Easton Ellis

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The Canyons (id, Usa, 2012) di Paul Schrader, con Lindsay Lohan, James Deen, Nolan Gerard Funk, Tenille Houston, Amanda Brooks, Gus Van Sant

Sceneggiatura di Bret Easton Ellis

Drammatico, 1h 39′, Adler Entertainment, in uscita il 14 novembre 2013

Voto: 4½ su 10

Presentato come evento speciale fuori concorso alla scorsa edizione della Mostra del Cinema di Venezia, dove il regista Paul Schrader era presidente della sezione Orizzonti, questo The Canyons ha potuto beneficiare (o pagare, dipende dai punti di vista) di una vetrina di sicuro richiamo. Che fosse la classica opera maledetta era chiaro sin dai tempi della lavorazione: girato in maniera completamente indipendente, con tanto di raccolta fondi su internet a sostegno del progetto, dominato dalle bizze della sua presunta star, una disfatta Lindsay Lohan in veste anche di produttrice, e basato su un soggetto del maledettissimo Bret Easton Ellis, l’autore di Al di là di ogni limite e American Psycho, che dal cinema non ha mai ottenuto un buon servigio. Terribili avvisaglie, risultati fedeli a cotante premesse.

Venezia70: Leone d’Oro italiano per “Sacro GRA” di Gianfranco Rosi, tutti i vincitori

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A quindici anni da Così ridevano di Gianni Amelio, il Leone d’Oro della Mostra di Venezia torna all’Italia. Sacro GRA di Gianfranco Rosi ha fatto suo il massimo riconoscimento del Festival del Cinema, sconfessando i pronostici che davano come vittorioso il film Philomena di Stephen Friers.

Venezia70: “Eastern Boys” di Robin Campillo vince Orizzonti, tutti i premi collaterali

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Per la sezione Orizzonti, la Giuria presieduta dal regista Paul Schrader ha decretato Eastern Boys di Robin Campillo Miglior Film. Riconoscimenti anche per Still Life di Uberto Pasolini, miglior regia, premio Speciale della Giuria Orizzonti a Ruin di Amiel Courtin-Wilson, Michael Cody, premio Speciale Orizzonti per il contenuto innovativo a Mahi Va Gorbeh (Fish & Cat) di Shahram Mokri, premio Orizzonti per il miglior cortometraggio a Kush di Shubhashish Bhutiani.

Venezia70: “Kill Your Darlings” di Krokidas vince le Giornate degli Autori

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In occasione del decennale, per la prima volta le Giornate degli Autori hanno avuto un proprio riconoscimento internazionale per tutta la Selezione Ufficiale che si affianca al Label di Europa Cinemas per il miglior film europeo e ai riconoscimenti assegnati da Fedeora (federazione europea e mediterranea dei critici). Il Premio al film evento delle Giornate degli Autori / Venice Days 2013 va a Kill Your Darlings di John Crokidas, con la seguente motivazione: “Un’opera di forte creatività autoriale in grado, grazie a una rigorosa scelta di stile e ad originalità di approccio, di segnare la nuova stagione del cinema americano in cui sono rispettate le ragioni del pubblico, della cinefilia, della memoria culturale del secolo. Forte di uno spettacolare gioco d’attori, della forza della colonna sonora, di una cinematografia spiazzante e raffinata, il film è diventato un autentico evento nel contesto della 70 Mostra del Cinema”. Il film uscira in sala in ottobre, distribuito in Italia da Notorious Pictures. Il protagonista è Daniel Radcliffe, nei panni dello scrittore omosessuale Allen Ginsberg.

 

Venezia70, le minirecensioni: “La jalousie”, “Sacro GRA”, “La prima neve”, “The Reunion”, “Las Analfabetas”, “Moebius”, “Les Terrasses”

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La jalousie (id, Francia, 2013) di Philippe Garrel, con Louis Garrel, Anna Mouglalis, Rebecca Convenant

Sceneggiatura di Philippe Garrel, Caroline Deruas, Arlette Langmann, Marc Cholodenko

Drammatico, 1h 17′

Voto: 6 su 10

Louis è un attore squattrinato e con figlia, Claudia è la sua nuova compagna, anche lei attrice ma senza lavoro da tempo. I due si tradiscono silenziosamente: sarà lei a dare una svolta al rapporto. Garrell trasferisce sul grande schermo una vicenda di famiglia (è la storia di suo padre e della donna che lo fece impazzire di gelosia), con una freschezza che da tempo sembrava aver perso. Nel film, però, avviene anche un irrisolto corto circuito tra passato che si riflette prepotentemente nel presente, senza la capacità ad adattarvisi. Atmosfere nostalgicamente nouvelle vague, bianco e nero d’ordinanza, attori belli e inquieti e il particolare sentore di un cinema distante, che se la canta e se la suona. In Concorso.

Venezia70, le minirecensioni: “Une promesse”, “L’intrepido”, “The Unknown Known”, “Stray dogs”

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Une promesse (id, Francia/GB, 2013) di Patrice Leconte, con Richard Madden, Rebecca Hall, Alan Rickman, Toby Murray

Sceneggiatura di Jerôme Tonnerre, Patrice Leconte, dal romanzo “Il viaggio nel passato” di Stefan Zweig

Drammatico, 1h 35′

Voto: 7 su 10

Germania, 1913. La moglie di un ricco proprietario siderurgico, più vecchio di lei, si innamora di un giovane ingegnere che lavora col marito. Sguardi eloquenti si susseguono fino alla partenza di lui per il Messico. Arriva la guerra, passano gli anni… Ritorno in grande stile di Leconte, con un melodramma in costume di sentimenti e passioni lungamente inespresse, risolto con uno stile visivo contemporaneo, in contrapposizione all’impeccabilità della confezione e all’eleganza della recitazione. La soluzione è originale e fuori da ogni tempo, come la storia che racconta, in barba alle mode e alle trionfanti tendenze che corrono. Fuori Concorso.

Venezia70, le minirecensioni: “Under the skin”, “Ana Arabia”, “L’Armée du salut”, “Rigor mortis”

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Under the skin (id, Usa, 2013) di Jonathan  Glazer, con Scarlett Johansson

Sceneggiatura di Jonathan Glazer, Walter Campbell, dal romanzo “Sotto la pelle” di Michael Faber (ed. Einaudi)

Fantascienza, 1h 47′

Voto: 4½ su 10

Aliena con le sembianze di una bella ragazza, sulla terra cerca maschi per nutrire la sua specie. Il contatto con la razza umana la condurrà a smarrirsi, esistenzialmente e fisicamente. L’idea di studiare la natura dell’uomo e la sua capacità di rapportarsi col mondo con occhio completamente esterno poteva essere stimolante e suggestiva, ma resta insabbiata tra le voragini di senso di una sceneggiatura sconnessa e demenziale. La povera Johansson fa il possibile per rendere plausibili i comportamenti del personaggio, che pare conosca alla perfezione le regole dell’attrazione umana ma non l’esistenza della vagina, che guida con disinvoltura un camioncino ma non sa inghiottire un pezzo di torta. Il risultato è risibile e completamente privo di nerbo, e spiace vedere sprecato il talento visivo del regista, ridotto qui a gratuita estetica da Mtv. Dopo i boati per Birth – Io sono Sean, pare che Venezia non ami molto Jonathan Glazer (o viceversa?). In Concorso.

Venezia70, le minirecensioni: “The Zero Theorem”, “Tom à la ferme”, “Still Life”, “The Sacrament”, “Eastern Boys”, “La vida despuès”

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The Zero Theorem (id, GB, 2013) di Terry Gilliam, con Christoph Waltz, Mélanie Thierry, David Thewlis, Matt Damon, Tilda Swinton, Lucas Hedges, Lily Cole, Rupert Grint, Peter Stormare, Ben Whishaw

Sceneggiatura di Pat Rushin

Fantascienza, 1h 47′

Voto: 6 su 10

In un mondo ultra tecnologizzato, un genio dei computer in depressione tenta di risolvere il misterioso “teorema zero” per il direttore di una enorme corporazione di sorveglianza. Lo aiutano il figlio del capo e una tenera prostituta virtuale. Terry Gilliam ritorna sui passi di Brazil e L’esercito delle 12 scimmie, con una distopia futuristica che riflette sui grandi temi esistenziali della vita. Il film, però, appare faticoso, sbrindellato, vecchiotto e francamente poco ispirato. Restano alcuni squarci immaginifici sospesi tra ironia e inquietudine e la solita, immensa capacità del regista di cavare il più possibile da budget ridottissimi. Ottimi attori e strepitosi cameo di Damon e di una autoironica Swinton. In Concorso.

Venezia70, le minirecensioni: “Kill Your Darlings”, “Medeas”, “Miss Violence”, “Parkland”, “Locke”, “Palo Alto”, “Kaze Tachinu”

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Kill Your Darlings (id, Usa, 2013) di John Krokidas, con Daniel Radcliffe, Dane DeHaan, Michael C. Hall, Jack Huston, Elizabeth Olsen, Jennifer Jason Leigh, Kyra Sedgwick, Ben Foster, David Cross

Sceneggiatura di John Krokidas e Austin Bunn

Biografico, 1h 43′

Voto: 7 su 10

Gli anni giovanili del poeta e scrittore Allen Ginsberg, studente della Columbia University, plagiato ai piaceri della beat generation da Lucien Carr. Quando entrerà di mezzo il sentimento, la situazione precipiterà. Dopo l’infelice On the road di Salles, ritornano i personaggi che fecero grande un epoca leggendaria. Originalità nei limiti di un biopic indirizzato soprattutto alle platee giovanili, con l’alibi culturale ben camuffato da una regia che alterna con vivacità tradizione e stile pop, e da una sceneggiatura ben piantata nel melodramma. Come ovvio, l’attenzione è tutta per un convincente Radcliffe che, abbandonati gli occhiali di Harry Potter, mette quelli ben più audaci dello scrittore omosessuale più discusso d’America. Giornate degli autori

Venezia70, le minirecensioni: “Philomena”, “Memphis”, “Child of God”, “La belle vie”

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Philomena (id, GB, 2013) di Stephen Friers, con Judi Dench, Steve Coogan, Charlie Murphy, Sean Mahon, Mare Winnigham, Sophie Kennedy Clark

Sceneggiatura di Steve Coogan, Jeff Pope, dal libro “The Lost Child of Philomena Lee: A Mother, Her Son and a 50 Year Search” di Martin Sixsmith

Drammatico, 1h 34′

Voto: 10 su 10

La storia vera di Philomena Lee, madre coraggio che cerca suo figlio, sottrattole dalle suore quando era ancora adolescente. La aiuterà un giornalista che fiuta l’occasione del rilancio. Sette anni dopo The Queen (e reduce dal dimenticabile Una ragazza a Las Vegas), il regista britannico Stephen Friers torna a Venezia con un indimenticabile ritratto di madre che è anche un inappuntabile esempio di rigore, intelligenza e struttura cinematografica. Dramma e commedia convivono talmente bene da valorizzarsi a vicenda, i dialoghi raccolgono applausi a scena aperta, la regia non perde un colpo, gli attori furoreggiano, dall’immensa Judi Dench al serafico Steve Coogan, anche sceneggiatore e produttore. Una grande lezione di cinema. In Concorso.