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RomaFF12 – Selezione Ufficiale: “Una questione privata”, un film di Paolo e Vittorio Taviani, la recensione

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Una questione privata (Italia/Francia, 2017) di Paolo Taviani con Luca Marinelli, Lorenzo Richelmy, Valentina Bellé, Anna Ferruzzo, Francesca Agostini, Jacopo Olmo Antinori, Josafat Vagni, Antonella Attili, Giulio Beranek, Mauro Conte, Guglielmo Favilla

Sceneggiatura di Paolo e Vittorio Taviani, dal romanzo omonimo di Beppe Fenoglio (Ed. Einaudi)

Drammatico, 1h 24′, 01 Distribution, in uscita il 1° novembre 2017

Voto: 4½ su 10

Per avere un’idea dell’importanza che Una questione privata di Beppe Fenoglio ha avuto non solo sulla letteratura italiana ma, soprattutto, sul processo di reinterpretazione storica della vicenda, basti pesnare che Italo Calvino lo definì il libro sulla Resistenza, l’opera che più di tutte aveva rappresentato l’esperienza partigiana nella sua essenza, al di là dei fatti. I decani del nostro cinema d’autore Paolo e Vittorio Taviani provano a tradurre per il grande schermo la complessa narrativa dell’autore albese, pagine fitte di memorie che rifuggono dal realismo per trovare nell’astrazione allegorica l’unica possibile via d’uscita per sopravvivere al ricordo bellico.

#arenaestiva: “Il padre d’Italia”, un film di Fabio Mollo, la recensione

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Il padre d’Italia (Italia, 2017) di Fabio Mollo con Luca Marinelli, Isabella Ragonese, Anna Ferruzzo, Mario Sgueglia, Esther Elisha

Sceneggiatura di Fabio Mollo e Josella Porto

Drammatico,1h 33’, Good Films, in uscita il 9 marzo 2017

Voto: 6 su 10

In una stagione cinematografica italiana dominata da pessime commedie, l’uscita in sala (e ora in qualche coraggiosa arena estiva) di un piccolo film come Il padre d’Italia ha significato molto per chi crede ancora che il nostro cinema può e deve dire qualcosa del proprio momento storico al suo pubblico. Opera seconda di Fabio Mollo, giovane regista calabrese che esordì due anni fa con l’impegnativo Il Sud è niente, è stata vanamente fatta passare per ciò che non è, ossia un film sulla stepchild adoption, il decreto di legge bocciato in senato in concomitanza all’approvazione delle unioni civili, che avrebbe consentito l’adozione a coppie dello stesso sesso.

Venezia71, le minirecensioni: “She’s Funny That Way”, “99 Homes”, “Ghesseha”, “Anime nere”

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She’s Funny That Way – Usa, 2014 di Peter Bogdanovich con Imogen Poots, Owen Wilson, Jennifer Aniston, Rhys Ifans, Will Forte, Kathryn Hahn, Michael Shannon, Lucy Punch, Austin Pendleton, Cybill Sheperd, Tatum O’Neal, Richard Lewis – FUORI CONCORSO

Il grandissimo ritorno di un maestro indiscusso della commedia americana è un ottovolante del genere e dell’intera storia del cinema. Squillo fantasiosa col sogno della recitazione approda a Broadway: non sa che il regista dello spettacolo è un suo cliente benefattore e che l’autore è il marito della sua analista. Divertimento di altissima classe in una scrittura che celebra gli anni d’oro della screwball comedy. Un vero spettacolo di tempi comici perfetti e personaggi indimenticabili, ma anche un commovente omaggio alla Hollywood classica come fabbrica dei sogni. Peter, ci sei mancato! Voto: 9

“St@lker”, cinema-verità tra femminicidio e social network

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St@lker (Italia, 2014) di Luca Tornatore, con Anna Foglietta, Ignazio Oliva, Anna Ferruzzo, Francesco Salvi, Anna Ferzetti, Alessio Vassallo, Renato Marchetti

Sceneggiatura di Luca Tornatore

Drammatico, 1h 20′, Cineclub Internazionale, in uscita il 15 maggio 2014

Voto: 5 su 10

Siamo convinti che le opere di giovani autori vadano supportate, ancor di più se si fanno carico di temi sociali all’ordine delle cronache. Luca Tornatore è alla sua seconda prova dietro alla macchina da presa (la prima esperienza, firmata sotto lo pseudonimo di Marco Prati, fu Hikikomori nel 2007), e con St@lker realizza un film d’inchiesta in formato di thriller, con tanta buona volontà ed evidente povertà di mezzi.

“L’ultima ruota del carro”, la commedia all’italiana di un uomo qualunque

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L’ultima ruota del carro (Italia, 2013) di Giovanni Veronesi, con Elio Germano, Alessandra Mastronardi, Ricky Memphis, Alessandro Haber, Sergio Rubini, Virginia Raffaele, Ubaldo Pantani, Frandesca d’Aloja, Dalila Di Lazzaro, Maurizio Battista, Elena Di Cioccio, Anna Ferruzzo, Massimo Wertmuller, Francesca Antonelli, Matilda Anna Ingrid Lutz

Sceneggiatura di Giovanni Veronesi, Ugo Chiti, Filippo Bologna, Ernesto Fioretti

Commedia, 1h 54′, Warner Bros Pictures Italia, in uscita il 14 novembre 2013

Voto: 6½ su 10

VIII Festival Internazionale del Film di Roma – Fuori Concorso

Anche Giovanni Veronesi si misura con la commedia all’italiana, quella gloriosa dei vari Scola, Risi e Monicelli e non quella anestetizzata, tutta manuali d’amore e panettoni a cui da tempo il regista toscano ci aveva abituati. Il risultato è probabilmente il suo miglior film ad oggi, ma nulla che si discosti da una sicura medietà. Per dirla fuori dai denti: il cinema italiano fa sempre lo stesso film. Prendi l’oggetto della narrazione e raccontalo dall’infanzia fino a oggi, in un percorso nostalgico che ripercorra almeno cinquant’anni di storia nazionale, tra lacrime e sorrisi. L’ha fatto Virzi (La prima cosa bella), l’ha da poco riproposto Luchetti (Anni felici).

“In nome della madre”: Erri De Luca per voce di Ferruzzo e Wertmuller

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titolo: IN NOME DELLA MADRE
di ERRI DE LUCA
con MASSIMO WERTMÜLLER e ANNA FERRUZZO
musiche originali dal vivo di Domenico Ascione
riduzione a cura di Anna Ferruzzo

Voto: 7 su 10

Peccato fosse un reading, quello inscenato presso il Teatro Ambra alla Garbatella di Roma, con protagonisti Anna Ferruzzo e Massimiliano Wertmuller. “In nome della madre” di Erri De Luca, ha avuto già svariate riduzioni per la scena, ma questa, ad opera della stessa Ferruzzo, ha saputo condensare drammaturgicamente l’opera in buoni ed efficaci passaggi, offrendo una sintesi giusta ed evocativa della natività di Gesù. Nonostante il limite della lettura (la memoria del testo, per un attore, è un passaggio faticoso ma fondamentale a garantirgli l’immedesimazione nel ruolo) il testo arriva alla platea con semplicità e delicatezza, grazie proprio alla recitazione misurata e raffinata dei due interpreti. Molto apprezzato anche l’accompagnamento musicale dal vivo a opera di Domenico Ascione. Visti i buoni propositi auguriamo a questo titolo di diventare presto un vero e proprio spettacolo, prodotto, diretto e distribuito: gli attori sono bravi, il contenuto/testo c’è, il resto sarà tutto in discesa, basterà davvero poco.

Andrea Ozza