“Supercondriaco”, molti sorrisi in una commediola sciocchina

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Supercondriaco – Ridere fa bene alla salute (Supercondriaque, Francia, 2014) di Dany Boon, con Dany Boon, Kad Merad, Alice Pol, Jean-Yves Berteloot, Valérie Bonneton, Judith El Zein, Marthe Villalonga, Bruno Lochet

Sceneggiatura di Dany Boon

Commedia, 1h 47′, Eagle Pictures, in uscita il 13 marzo 2014

Voto: 5½ su 10

Memore dell’impressionante consenso ottenuto con Giù al Nord e delle parziali delusioni dei successivi Niente da dichiarare e Un piano perfetto (in cui figurava, però, solo come interprete), Dany Boon è tornato alla formula che per prima gli garantì grasse risate tra il pubblico pagante: il gioco degli opposti. Le contraddizioni geo-sociali su cui faceva perno la felice comicità di quel primo grande successo, che si prestavano a diventare cartina di tornasole per una situazione in cui era facile rispecchiarsi ad ogni latitudine (non a caso giunse il fortunatissimo remake italiano), vengono camuffate secondo l’esigenza dell’equivoco più sfrenato in quest’ultimo Supercondriaco, strana commedia perennemente incerta sulla strada da seguire.

Supercondriaco - Ridere fa bene alla saluteDa lui scritto, diretto e interpretato, il film è la storia di Romain Flaubert (Boon), un quasi quarantenne tristemente single, ridotto da una devastante ipocondria a un fascio di nervi inavvicinabile (rifugge anche al bacio di fine anno!). Pur di levarselo per sempre dai piedi, il suo medico Dimitri (Merad) gli organizza una serie di appuntamenti al buio con la speranza che una donna lo plachi dalle sue paure. La faccenda si complica quando la sorella di Dimitri, Anna (Pol), un’attivista per i diritti civili dello stato del Tcherkistan, scambia Romain per il ricercato ed eroe slavo Anton Miroslav…

Parte come una classica commedia d’esasperazione, col paziente perennemente in fin di vita – dice lui – a tormentare un dottore serafico per controllo e prescrizioni (cui dà volto il sempre bravo Kad Merad), e prosegue con i canonici luoghi del blind dating, popolato da una spaventosa fauna femminile dalla quale il povero fissato Romain avrà ben ragione a fuggire schifato. Poi il film si perde in un malinteso tirato per le lunghe, quello dello scambio di persona, che fa perdere di vista il focus principale e precipita gli intenti comici in una spy story internazionale un bel po’ fuori contesto. Si sorride spesso grazie all’espressività convulsa del simpatico Boon, ma non si va oltre una commediola assai stramba e un tantino scioccherella.

Giuseppe D’Errico

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