“St@lker”, cinema-verità tra femminicidio e social network

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St@lker (Italia, 2014) di Luca Tornatore, con Anna Foglietta, Ignazio Oliva, Anna Ferruzzo, Francesco Salvi, Anna Ferzetti, Alessio Vassallo, Renato Marchetti

Sceneggiatura di Luca Tornatore

Drammatico, 1h 20′, Cineclub Internazionale, in uscita il 15 maggio 2014

Voto: 5 su 10

Siamo convinti che le opere di giovani autori vadano supportate, ancor di più se si fanno carico di temi sociali all’ordine delle cronache. Luca Tornatore è alla sua seconda prova dietro alla macchina da presa (la prima esperienza, firmata sotto lo pseudonimo di Marco Prati, fu Hikikomori nel 2007), e con St@lker realizza un film d’inchiesta in formato di thriller, con tanta buona volontà ed evidente povertà di mezzi.

locandinaIl titolo, con chiocciolina mail annessa a distinguerlo da ben più alti orizzonti cinematografici (nulla a che vedere con Tarkovskij), non lascia scampo a fraintendimenti: è la storia di due vittime della società, Alan (Oliva), ex agente assicurativo cui l’ossessiva gelosia nei confronti della moglie (Ferzetti) ha portato al licenziamento, a più di una segnalazione alla giustizia e alla vita emarginata in un magazzino dove abita in condizioni precarie; e Ines (Foglietta), procacciatrice multilevel triste e sola, avvicinata da un’amica (Ferruzzo) alle chat d’incontri al buio. Qui i due si conoscono, ma sono due universi labili, con la tragedia ad aspettare dietro l’angolo…

Cinema-verità nell’era del social network di massa, dell’alienazione e della mania sociopatica, St@lker riesce bene a farsi specchio di un microcosmo di solitudine che si fa scudo dello schermo del computer per dare libero sfogo a una violenza repressa e a un’insoddisfazione che è diventata abitudine. Peccato che l’esiguità produttiva dell’opera costringa a scivoloni di scrittura di non poco conto (francamente spiacevoli i siparietti che impegnano Francesco Salvi nei panni di un guru della nuova comunicazione, o i frangenti sadomaso con una maitresse armata di frustino e parole minacciose) e a soluzioni narrative superficiali e poco credibili. Come il finale, tanto necessario agli intenti dell’operazione quanto fin troppo casuale alla luce dei fatti. Bravi, come sempre, Foglietta e Oliva, bene lo sfruttamento massimo delle risorse tecniche con un buon uso del digitale. Si spera che Tornatore possa avere a disposizione ulteriori banchi di prova per il cinema di genere.

Giuseppe D’Errico

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