“A STEaDY RAIN – Dentro la pioggia”, una disperata pièce teatrale

A steady rain

Una produzione Zerkalo e Dionisio Produzioni
A STEaDY RAIN – Dentro la pioggia
Un testo di Keith Huff
Traduzione: Giuditta Martelli
con Graziano Piazza e Davide Paganini
scene e luci: Chiara Martinelli
Costumi: Sara Bianchi
Musiche: Francesco Verdinelli
Ambiente sonoro: Gianluca Gasparrini
Aiuto regia: Valeria Bernini
Regia: Alessandro Machìa

in scena il 17 e 18 gennaio al Teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma

Voto: 6 su 10

La rappresentazione italiana dell’acclamato testo “A steady rain”, del drammaturgo statunitense Keith Huff, è una lunga testimonianza, nella forma di dialogo a due, della discesa all’inferno di una coppia di detective falliti, inevitabilmente votati all’autodistruzione. Danny, il primo, prevaricatore e corrotto, marito infedele e apertamente razzista; Joey, suo collega, single alcolizzato, giustifica la propria remissività nei confronti del partner in nome della malsana amicizia che lo lega a lui fin dall’infanzia.

Racconto di degrado morale del tessuto metropolitano americano, lo spettacolo messo in scena al Teatro Quarticciolo di Roma è narrazione quasi completamente priva di movimenti scenici, che affida alle sole parole dei due protagonisti una storia oscura di violenza, battaglia vana di anime lacerate e sole, contro un cancro esistenziale che contagia del proprio male due antieroi che (mal) agiscono in una società popolata di pedofili, prostitute e criminali della peggior lega.

Efficace nel restituire l’immaginario del “buddy cop movie” e di un universo cinematografico che ha recentemente ritrovato visibilità sul piccolo schermo (inevitabile pensare al “True Detective” dell’HBO per tematiche trattate e scelte narrative) questa produzione teatrale manca nel valorizzare pienamente il difficile testo elaborato da Huff; stride, in particolare, la scelta di affrancarsi, nel solo finale, dalla tecnica dello storytelling – che per più di un’ora e mezza ha sostenuto la rappresentazione – per tentare un maldestro guizzo di regia che chiude lo spettacolo in maniera vana e decisamente poco efficace.

Gli attori sulla scena si affidano, inoltre, a scelte interpretative estreme e diametralmente opposte: Graziano Piazza (Danny) recita costantemente sopra le righe, gridando le proprie battute per quasi tutta la durata della messa in scena, mentre Davide Paganini (Joey) declama le proprie riflessioni con una mestizia che rende, talvolta, inudibile il suo discorso, coperto dal commento sonoro che riproduce il suono di una pioggia quasi ininterrotta, protagonista fin dal titolo di questa disperata pièce teatrale.

Adatto agli estimatori del genere, ostico per tutti gli altri.

Marco Moraschinelli

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