“Star Wars – Il risveglio della forza”, il mito ritorna grazie a J.J. Abrams

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Star Wars – Il risveglio della forza (Star Wars: Episode VII – The Force Awakens, Usa, 2015) di J.J. Abrams con Harrison Ford, Carrie Fisher, Daisy Ridley, Adam Driver, Oscar Isaac, John Boyega, Mark Hamill, Lupita Nyong’o, Andy Serkis, Domhnall Gleeson, Peter Mahiew, Max Von Sydow, Anthony Daniels, Kenny Baker

Sceneggiatura di J.J. Abrams, Michael Arndt, Lawrence Kasdan

Fantasy, 2h 16′, The Walt Disney Company Italia, in uscita il 16 dicembre 2016

Voto: 7½ su 10

Se c’è almeno un motivo indubbio per essere grati a J.J. Abrams per questo settimo capitolo della saga di Star Wars, è certamente quello di essere riuscito a cancellare il brutto ricordo dei tre prequel di ultima generazione firmati da George Lucas. Proprio lui, il regista del primo, insuperato e indimenticabile Guerre stellari datato 1977, vendendo il suo impero alla Disney, ha lasciato che a impugnare la spada laser dell’operazione di rinnovo fosse la mente di Lost, figlio dell’epoca d’oro del fantasy (già omaggiato nel nostalgico Super8) e abile soccoritore per saghe in crisi creativa (già salvate Star Trek e Mission: Impossible).

Il-risveglio-della-forza-poster-locandina-film-Star-Wars-Episodio-7-Guerre-StellariIl risveglio della forza può dirsi una scommessa vinta. Altro che opera di modernizzazione, il film pesca a piene mani nel mito per sancire un sostanziale recupero delle atmosfere originarie, che gli ultimi capitoli avevano barattato in luogo di una seriosità circospetta nell’alveo di un fumetto senza cuore. Ritornano i personaggi storici, a trent’anni da Il ritorno dello Jedi, con Luke Skywalker (Hamill) scomparso dopo un esilio sconosciuto, e la Resistenza della gemella Principessa Leia Organa (Fisher) decisa a ritrovarlo insieme a Han Solo (Ford)e Chewbecca, e grazie a una mappa conservata dal droide rotante BB-8. Ma sulle sue tracce c’è anche il Primo Ordine guidato dall’erede di Darth Vader, il problematico Kylo Ren (Driver), protetto dalla maschera nera ma desideroso di trovare conferme alle sue origini nel lato oscuro della forza. Nuove entrate, la temeraria Rey (Ridley), spazzina di rottami predestinata a grandi responsabilità, il disertore del Primo Ordine Finn (Boyega) e il pilota Poe Dameron (Isaac).

Abrams restituisce all’universo di Star Wars quella patina vintage che i fan speravano di ritrovare: c’è il Millennium Falcon, c’è il saloon con la scacchiera, c’è R2-D2 e il tentativo di replicare la poetica di un genere cinematografico soffocato dal proliferare odierno di supereroi e nuove saghe adolescenziali. La magia viene sfiorata, anche se le emozioni non sono più quelle di una volta; il divertimento e il grande spettacolo non mancano mai, pur se la sceneggiatura (di Abrams, Arndt e Lawrence Kasdan, già firma dell’originale) fatica non poco ad ammorbidire le forzature. Guai a rivelare il coup de theatre, che si riaggancia allo spirito quasi soap-operistico di connessioni interpresonali sottaciute ai personaggi proprio dei primi capitoli, e utile ad aprire ai prossimi episodi. Un nuovo inizio è appena cominciato…

Giuseppe D’Errico

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