“Star Wars – Gli ultimi Jedi”, un film di Rian Johnson, la recensione

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Star Wars – Gli ultimi Jedi (Star Wars: The Last Jedi, Usa, 2017) di Rian Johnson con Daisy Ridley, Adam Driver, Carrie Fisher, Oscar Isaac, John Boyega, Laura Dern, Mark Hamill, Lupita Nyong’o, Domhnall Gleeson, Anthony Daniels, Gwendoline Christie, Andy Serkis, Benicio Del Toro, Kelly Marie Tran, Justin Theroux, Frank Oz

Sceneggiatura di Rian Johnson

Fantasy, 2h 32′, The Walt Disney Company Italia, in uscita il 13 dicembre 2017

Voto: 6½ su 10

Due anni fa, il ritorno in sala di Guerre stellari con Il risveglio della forza di J.J. Abrams generò un entusiasmo giustificabile ma forse spropositato, specie alla luce di come il franchise è proseguito nelle mani di Rian Johnson (al suo attivo, il fantascientifico Looper) che, con Gli ultimi Jedi, riprende la storia proprio da dove si interrompeva nel precedente capitolo. Certo è, però, che con l’impero di George Lucas venduto alla Disney, anche lo spirito di Star Wars ha subìto uno sconto, se non in termini di attrattiva spettacolare, almeno da un punto di vista di spessore strutturale. 

STAR_WARS_GLI_ULTIMI_JEDI_new_gIl film di Abrams, sopperendo alla disfatta dei gelidi prequel d’inizio millenio, ha cavalcato l’effetto nostalgia con intelligenza e ha riportato il pubblico di quarant’anni fa nei luoghi di una galassia lontana lontana ancora in grado di emozionare. A Johnson è toccato l’arduo compito di proseguire sulla stessa rotta, ma il risultato, al di là di una certa presa di coscienza di un passato che non potrà mai più tornare, non va oltre una discontinua sequela di battaglie spaziali straordinariamente realizzate.

La prescelta Rey (Ridley) ritrova Luke Skywalker (Hamill), ritiratosi in un arcipelago sperduto a fare l’eremita: quando gli porge la mitica spada laser, lui la butta in mare. Per oltre due ore e mezzo di puro intrattenimento ludico, la sceneggiatura giocherà a disattendere, con fare dissacratorio, qualunque aspettativa dei fan storici della saga; allo stesso tempo, lo sviluppo dei personaggi è praticamente nullo e il film trova la sua forza, oltre che nell’incessante scontro tra la Resistenza, con a capo la principessa Leia Organa (Fisher), e l’ira distruttrice del Primo Ordine del Leader Supremo Snoke (Serkis), solo nella contrapposizione tra Rey e il suo lato conflittuale, rappresentato dal problematico Kylo Ren (Driver).

Bisogna “uccidere i propri cari”, diceva Allen Ginsberg, ossia le proprie certezze sull’argomento, per poter dare vita a una storia. E così fa Rian Johnson, che richiama il maestro Yoda per fargli proncunciare la battuta chiave “Bisogna far morire il passato. Uccidilo, se necessario, per diventare ciò che devi” rivolta a Skywalker. Eppure, nonostante il tentativo di fornire nuovi spunti all’epopea di Star Wars, l’impressione è quella di un film che gira a vuoto per troppo tempo. Si fanno notare ancora alcune superbe suggestioni visive, come nella lunga sequenza ambientata nella landa di terra rossa coperta di sale, e la strenue interpretazione della compianta Carrie Fisher, la nostra principessa Leia. Un capitolo spartiacque verso un approdo che speriamo sia in grado di fornirci le risposte che aspettiamo.

Giuseppe D’Errico

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