“Stabat Mater – Oratorio per voce sola” di Antonio Tarantino, uno spettacolo di Giuseppe Marini, la recensione

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STABAT MATER – Oratorio per voce sola
di Antonio Tarantino

Con Maria Paiato
Regia a cura di Giuseppe Marini
Aiuto Regia: Maria Castelletto
Scene: Alessandro Chiti
Costumi: Helga Williams
Musiche originali: Paolo Colletta
Disegno Luci: Javier Delle Monache
Produzione: Società per attori

In scena al Piccolo Eliseo dal 21 febbraio all’11 marzo 2018

Voto: 8 su 10

Parla, straparla, vomita parole in maniera ininterrotta per più di un’ora e mezza. Ti guarda dal centro del suo mondo fatto di stracci barattati in cambio di sesso (amore?) rubato al marito di un’altra donna, più brutta ma meno sfortunata di lei, magari anche meno sola. Il viso sfigurato da un trucco troppo carico, gli occhi, già di per sé troppo espressivi, enfatizzati da una matita nera a rendere ogni espressione più violenta,  carica di stupore, sguaiatezza, di richiesta di comprensione prima e di aiuto poi.

Questa donna non più bella, non più nel fiore degli anni, attende un uomo sempre assente, che si fece vivo giusto il tempo di lasciarle un figlio da farle crescere, poi, da sola: lacrime, fatica e sudore di una mamma ignorante e orgogliosa, che immagina un domani migliore almeno per quel bambino che tanto sembra poter fare e che, invece, sarà destinato a diventare un’altra spina del cuore.

La scrittura sovrabbondante di Antonio Tarantino immagina e rende vivida la figura di una Madonna contemporanea che parla con accenti dialettali marcatissimi, reitera frasi e pensieri a descrivere una vita da bassifondi già raccontata in mille vicende di cronaca del degrado urbano, inserendo, in maniera smaccatamente esplicita, mille richiami alla parabola biblica della passione di Gesù.

È vividissimo questo racconto spietato di laico malessere, all’ombra della fede in una provvidenza divina che tanto più viene invocata tanto più è assente dalla vita di questa Maria che si dirige, disperatamente abbandonata da tutti, verso un Calvario dal quale sembra non potersi affrancare.

Maria è Maria Paiato, sola anch’essa a portare sulle spalle tutto il peso di questo dramma per l’intero tempo della rappresentazione; in ogni sua inflessione linguistica, in tutte le sue parossistiche movenze e nei non aggraziati gesti, esplode la rappresentazione di un Cristo contemporaneo, dolente e vero come il sovrabbondante talento che questa magnifica attrice possiede.

Lo spettacolo è in scena al Piccolo Eliseo fino all’11 marzo ed è un incontro da non mancare.

Marco Moraschinelli

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