“Spring Awakening”, confuso allestimento al suo debutto italiano

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SPRING AWAKENING
tratto da dalla pièce
RISVEGLIO DI PRIMAVERA
di Frank Wedekind
su licenza ufficiale
MTI Music Theatre International
libretto e testi di Steven Sater
musiche di Dunkan Sheik
Prodotto da TodoModo Music All
con Flavio Gismondi, Arianna Battilana, Federico Marignetti, Tania Tuccinardi, Gianluca Ferrato, Francesca Gamba, Paola Fareri, Renzo Guddemi, Vincenzo Leone, Chiara Marchetti, David Marzi, Albachiara Porcelli, Andrea Simonetti
regia di Emanuele Gamba

dal 3 all’ 8 dicembre 2013 al Teatro Brancaccio di Roma

Voto Ozza: 5 su 10

Voto D’Errico: 6 su 10

Un retrogusto amarognolo permane dopo la visione di questo show: sembra di aver assistito a un saggio finale di una scuola di teatro in provincia. L’allestimento italiano di Spring Awakening pecca sotto diversi fronti. In primis la parte recitativa: tempi morti ai limiti del sopportabile dilatano la recitazione a tal punto da rendere poco comprensibile il racconto. ManifestoSe si ripulissero e si ottimizzassero probabilmente lo spettacolo filerebbe molto più liscio. Anche l’impostazione che il regista dà ai personaggi, un po’ tutti sopra le righe per intonazione ed espressione, sembra contrastare con la partitura testuale. A questo si aggiunge un uso dello spazio “sporco” poco rifinito, che aumenta il senso di caos (involontario) sulla scena. Un peccato: questo musical ha vinto ben 8 Tony Awards, vanta belle liriche e una tematica importante: il risveglio della primavera, appunto, ovviamente quella sessuale degli adolescenti. La volontà dei giovani attori c’è tutta, qualche voce interessante anche, per il resto è tutto molto acerbo, il musical deve ancora rodare prima di poter aspirare a un sincero apprezzamento da parte del pubblico, che paga il biglietto! Un augurio allora a tutta la compagnia, e al regista in particolare, affinché questo lavoro venga limato, corretto messo ulteriormente alla prova, alla ricerca se non della perfezione, quantomeno di una qualità che giustifichi gli investimenti produttivi.

Andrea Ozza

 

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Ha il sapore dell’occasione mancata questo Spring Awakening, atteso allestimento italiano del pluripremiato musical rock che a Broadway, interpretato da Lea Michele e Skylar Astin, è a quota quasi 900 repliche. Il risultato altalenante è imputabile probabilmente a una regia solo in parte consapevole delle regole del genere. Infatti, se i numeri canori non lasciano delusi, gli intermezzi recitativi sono assai statici e scialbi, minati da un certo lezio e da una scarsa forza narrativa. Questa debolezza rischia di rovinare la pur evidente vitalità del testo originario, rimaneggiato ad hoc per la messa in scena italiana, e frena irrimediabilmente quel trasporto emotivo che si pretende da prodotti di questo tipo. Non resta che apprezzare quel che di buono c’è, le musiche prima di tutto, valorizzate da voci più che promettenti e da un originale manovra di proiezione dei sottotitoli su un’enorme lavagna che fa da sfondo alla scenografia, a completare l’apprezzabile scelta di non tradurre le canzoni. E l’entusiasmo dei giovani interpreti, vero cuore pulsante di tutto il progetto.

Giuseppe D’Errico

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