“Sotto assedio – White House Down”, Emmerich torna al blockbuster patriottico

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Sotto assedio – White House Down (White House Down, Usa, 2013) di Roland Emmerich, con Channing Tatum, Jamie Foxx, Maggie Gyllenhaal, Jason Clarke, James Woods, Richard Jenkins, Joey King, Michael Murphy

Sceneggiatura di James Vanderbilt

Azione, 2h 10’, Warner Bros Italia, in uscita il 26 settembre 2013

Voto: 6 su 10

Diamo a Emmerich quel che è di Emmerich: come le fa lui le americanate non le fa nessuno. Riesce a bilanciare con scaltrezza diabolica il senso del ridicolo e l’azione, sa catturarci con ruffianeria infernale nei territori retorici dell’eroe qualunque che salva la patria, è talmente trombone e spudorato nell’usare bandiere e bambini per cavar finte emozioni e lacrimucce familiari da disarmare completamente anche il critico più agguerrito.

White_House_Down_27Inutile riferire le complessità del racconto: il solito manipolo di terroristi geograficamente assortiti (tra gli altri, anche Jason Clarke), il solito traditore insospettabile (un cattivissimo James Woods), il solito presidente obamiano in pericolo (questa volta ad incarnarlo c’è il premio Oscar Jamie Foxx), i soliti servizi di sicurezza inefficienti (col volto imbarazzato di Maggie Gyllenhaal), la solita bimbetta intraprendente (l’orripilante Joey King), il solito papà poliziotto (l’ormai mitico Tatum), invulnerabile e destinato alla gloria eterna, dopo aver portato a buon fine imprese valorose.

Dopo il flop del kolossal pseudo-storico millantatore Anonymous, il regista teutonico naturalizzato statunitense torna al suo genere preferito, il blockbuster patriottico. Sotto Assedio – White House Down è indubbiamente divertente, le novità stanno a zero ma, ebbene sì, Emmerich ci fa becchi ancora una volta, memore di quanta fortuna gli portarono le astronavi a stelle e strisce di Indipendence Day e le assurde calamità naturali dei catastrofici The day after tomorrow e 2012 (dove ci fece dono, non dimentichiamolo, di un memorabile Berlusconi che veniva travolto e ucciso, con l’intera famiglia e tutta San Pietro, da uno tsunami). In questa sua ultima fatica non manca praticamente nulla, dal Campidoglio in fiamme alle auto presidenziali munite di bazooka: il pubblico di appassionati andrà in visibilio.

Più furbo e meglio pensato e inscenato dell’analogo Attacco al potere di Antoine Foqua, che falliva miseramente nel più opprimente brodo reazionario, il film segna anche la definitiva consacrazione di Channing Tatum a star del popolo, che dagli strip club è finito a salvare la vita al presidente degli Stati Uniti. Sullo sfondo, mirano tanti grandi attori in bolletta: sic transit gloria mundi.

Giuseppe D’Errico

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