“Sinister”, spaventi programmati per il ritorno di Derrickson all’horror

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Sinister (id, Usa, 2012) di Scott Derrickson con Ethan Hawke, Juliet Rylance, Vincent D’Onofrio, Fred Dalton Thompson, James Ransone

Sceneggiatura di Scott Derrickson e C. Robert Cargill

Horror, 1h 50’, Koch Media, in uscita il 14 marzo 2013

Voto: 5 su 10

L’horror, lo sappiamo, non è un genere facilmente compatibile con l’innovazione cinematografica. Troppi i parenti nobili, nel filone “casa indemoniata”, per poter apprezzare fino in fondo questo seppur volenteroso riarrangiamento di temi e luoghi che, negli anni e nei film, sono stati usati e abusati fino allo sfinimento.

locandina-sinisterSinister, abilmente diretto da Scott Derrickson (L’esorcismo di Emily Rose), sembra rappresentare il punto di non ritorno della categoria, drasticamente plagiata, nell’ultimo decennio, dall’ondata orrorifica nipponica, e standardizzata in modo poco persuasivo in un antro di spaventi preconfezionati a suon di apparizioni improvvise di mascheroni lugubri (Insidious), di bambini pallidi e mortiferi (The Ring) e di un gusto del macabro che sfocia nel vouyerismo.

Ellison Oswalt (Ethan Hawke), uno scrittore di romanzi gialli ispirati a crimini realmente accaduti, si trasferisce con la famiglia a King County, in una casa che è stata teatro dell’impiccagione degli inquilini precedenti. Convinto di avere materiale utile per un nuovo best seller, l’uomo inizia a visionare delle bobine in super8, ritrovate per caso in soffitta: nei filmati sono ritratti gli omicidi di alcune famiglie, con modalità differenti ma particolari ricorrenti. Inconsapevolmente, Ellison con la sua indagine risveglia l’antico demone pagano Bughul, e per tutti inizia un vero incubo.

Scritto a quattro mani dal regista con Robert Cargill, il film non nasconde la sua identità da ghost story, giacché gli elementi sembrano esserci tutti: lo scrittore in crisi, la casa misteriosa e isolata, gli omicidi dal passato; la scia da thriller investigativo iniziale lascia ben presto spazio al più classico dei calderoni esoterici, rafforzato dalla presenza perturbante dei filmini, mostrati con reiterato sadismo per gettare lo spettatore in una irresistibile tenaglia di inquietudine.

sinisterLa ferocia delle vintage-visioni è disturbante ma anche un po’ gratuita, tuttavia è l’unico motivo di pur minima curiosità in una storia che, per il resto, scorre via in modo banale e inconcludente, affidata ai soliti sobbalzi piazzati ad hoc e a una colonna sonora snervante, fatta esclusivamente di gorgoglii, graffi e crepitii.

L’elemento demoniaco è servito dalla sceneggiatura in modo squallido e il finale inutilmente cinico ne è la testimonianza, certo non si può negare a Derrickson l’aver saputo costruire efficacemente un’atmosfera paranoide di straniante effetto.

Bravo e tormentato Hawke, in fin dei conti assai morbosetto il film, spaventoso solo per chi ha voglia di spaventarsi.

Giuseppe D’Errico

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