“Si può fare l’amore vestiti?”, ebbene sì care famiglie

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Si può fare l’amore vestiti? (id, Italia, 2012) di Donato Ursitti con Bianca Guaccero, Michele Venitucci, Corrado Fortuna, Marina Rocco, Fabio Ferri, Paolo De Vita, Maurizio Battista, Cosetta Turco, Francesca Ceci

Sceneggiatura di Giorgia Colli, Luca Biglione, Fabrizio Quattrini, su un soggetto di Cristina Verre e Stefano Maccagnani

Commedia, 1h30’, Belumbury, in uscita il 6 dicembre 2012

Voto: 4 su 10

Nel solco di una recente tradizione folklorico-popolare del cinema di casa nostra, si inserisce questa commediola di qualche pretesa, assiepata nel più rassicurante dei parametri televisivi.

Aurora (Bianca Guaccero) fa la sessuologa a Roma ma è costretta a tornare nel paesino pugliese d’origine per assistere la mamma ipocondriaca. Qui ritrova l’amico d’infanzia Andrea (Corrado Fortuna), omosessuale non dichiarato, ma anche la ristrettezza mentale dalla quale era fuggita. Il suo lavoro, infatti, è mal visto, la gente (stra)parla e la curiosità galoppa; e quando Aurora si innamora del bel Pietro (Michele Venitucci), la ridente cittadina abbandona ogni timore per chiedere tutto ciò che non aveva mai osato chiedere.

Il film di Ursitti gioca dichiaratamente con la dicotomia città-paese, intese come liberalità e oscurantismo (per i paesani una sessuologa è colei che fa il mestiere più vecchio del mondo), puntellando la narrazione con una serie di dati statistici da indagine sociologica.

Purtroppo, la mancanza di una scrittura solida è evidente, dagli stereotipi a iosa (comunque ammissibili in prodotti di questo genere) ai personaggi monodimensionali tanto da sembrare solo ovvi bozzetti.

Quel che ne esce è un filmetto parrocchiale, dall’ironia totalmente innocua e con blandi accenni di femminismo fuori tempo massimo (non a caso, l’unico a spogliarsi è un uomo), ampiamente scontato e con una coda finale melodrammatica quanto mai stonata.

La Guaccero, alla sua prima prova cinematografica da protagonista, è bellissima anche imbacuccata con maglioni e occhialetti del caso ma non riesce a scampare da una recitazione monocorde.

Quindi, per rispondere anche all’annoso quesito del titolo, ebbene sì, si può fare l’amore anche vestiti, l’importante è amarsi, in gloria del target assopito e familiare a cui questa commedia si rivolge.

 

Giuseppe D’Errico

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