“Short Skin”, l’esordiente Chiarini per un discutibile racconto di formazione

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Short Skin – I dolori del giovane Edo (Italia, 2014) di Duccio Chiarini con Matteo Creatini, Francesca Agostini, Nicola Nocchi, Miriana Raschillà, Bianca Nappi

Sceneggiatura di Duccio Chiarini, Ottavia Maddeddu, Marco Pettenello, Miroslav Mandic

Commedia, 1h 23′, Good Films, in uscita il 23 aprile 2015

Voto: 4 su 10

Sarcasticamente ironico sin dal titolo, Short Skin nasce da un’idea del suo regista Duccio Chiarini che con questo film si cimenta per la prima volta nella realizzazione di un lungometraggio, dopo una gavetta costellata da una serie di corti, spesso premiati con importanti riconoscimenti del settore. Un curriculum di tutto rispetto, quindi, che faceva ben sperare in un progetto dal tema delicato, vincitore per altro della Biennale College Cinema, iniziativa promossa dalla Biennale di Venezia (dove il film è stato presentato alla 71esima edizione della Mostra), che ha stanziato i fondi per la realizzazione della pellicola. Ma la promessa non è stata mantenuta.

SHORT_SKIN_new_gIspirato al fumetto di Gipi LMVDN e contaminato dalle esperienze adolescenziali del regista (per sua stessa ammissione), Short Skin si rivela un deludente pot pourri di luoghi comuni e stereotipi, che hanno come oggetto l’educazione sessuale del protagonista Edoardo (Matteo Creatini). Il diciassettenne, infatti, è affetto da un’intima malformazione congenita (per altro curabile) che gli procura una serie di disagi di natura psico-fisica, tali da impedirgli una vita affettiva normale. La solitudine in cui il giovane deve affrontare un problema considerato inconfessabile per il timore del giudizio altrui e le problematiche ad esso legate, è di certo un argomento nobile e con un grande potenziale da sviluppare. Ma altrettanto certo è che il prodotto finale risulta essere un Cavallo di Troia, che nasconde il pretesto per dar vita ad una pellicola che andrebbe classificata in tutt’altro genere.

Tutti i personaggi della storia hanno un unico chiodo fisso attorno al quale ruotano, senza varietà di interessi, le loro vite. Ne viene coinvolto persino il cane di famiglia che, tuttavia, sembra poco interessato all’argomento, nonostante le affascinanti cagnoline propostogli. Svelato il reale tema del film, la sceneggiatura può finalmente dipanare scene al limite della censura, nudi integrali a go-go e dialoghi da sordida bisca che farebbero impallidire i fratelli Vanzina con, in particolare, una sequenza ittica (vittima un polipo) che si spera, fino all’ultimo momento, la si lasci solo intuire ma che, invece, viene propinata per diversi secondi e da diverse angolazioni. Il simpatico accento toscano non rende più lieve il linguaggio becero e scadente a cui, purtroppo, l’argomento si presta se affrontato nelle peggiori delle interpretazioni.

Non mancano le solite macchiette di un certo cinema italiano, come la sorellina bruttina (volutamente: con tanto di parrucca) ma tanto simpatica perché sboccata, il papà/marito fedifrago, visto e stravisto nei film di genere o il medico che, pur avendo un piccolo ruolo, si fa portavoce del vero messaggio del film: lo scopo quotidiano deve essere “quello”, altrimenti si perde il ben dell’intelletto. Tant’è. Giusto per la cronaca: il buon Edoardo, sopravvissuto a questa gabbia di matti, risolve finalmente il suo problema (in tutti i sensi), come era fin dall’inizio prevedibile. Un cenno va doverosamente riservato all’esordiente Creatini che, pur provenendo dal mondo della musica, dà una buona prova recitativa e soprattutto di coraggio, sostenendo un ruolo non facile soprattutto per alcune scene davvero imbarazzanti che, probabilmente, attori già affermati avrebbero rifiutato di girare.

Lidia Cascavilla

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