“Serial”, ovvero quando l’equivoco è nel genere

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SERIAL
Uno spettacolo della Compagnia QFC e Associazione Verbavolant
con Susanna Cantelmo, Alessandro Cassoni, Deborah Fedrigucci, Daniele Marcori e Tiziano Storti
in scena al Teatro La fonderia delle Arti, 28 marzo 2014

 Voto: 6 su 10

Non una pièce ispirata ad un testo letterario o una drammaturgia scritta da un professionista, ma uno spettacolo di improvvisazione teatrale questo Serial, in scena al Teatro La fonderia delle Arti di Roma. Gli attori non recitano, dunque, battute imparate a memoria ma fanno conto sul proprio talento e sulla propria fantasia per raccontare al pubblico in sala la storia di cinque individui alle prese con un folle omicida.

SerialAl pubblico che assiste alla messa in scena, viene richiesto, a inizio spettacolo, di indicare il luogo all’interno del quale un misterioso killer compirà le sue nefande azioni; a Susanna Cantelmo, Alessandro Cassoni, Deborah Fedrigucci, Daniele Marcori e Tiziano Storti toccherà in sorte di raccogliere una di queste indicazioni e, da lì in poi, creare “dal nulla” lo spettacolo.

Prometteva il comunicato stampa di lancio: “un carico di adrenalina, paura e mistero”, “gli attori trasmetteranno agli spettatori le sensazioni più vivide del puro terrore e renderanno reale la follia del piano omicida di un serial killer” e, nel caso non bastasse, si aggiungeva un “spettacolo fortemente sconsigliato ai minori di 14 anni”.

Queste interessanti premesse rimangono, nei fatti, sostanzialmente disattese: l’ambientazione “nella sauna” rappresentata dalla compagnia QFC (ovvero Quella Famosa Compagnia) offre infatti lo spunto più a una commedia umoristica che ad un thriller adrenalinico, e la parte migliore della rappresentazione è quella che strappa, a inizio serata, genuine risate al pubblico in sala.

Cantelmo, Cassoni, Fedrigucci, Marcori e Storti hanno buona fantasia e affiatamento evidente per sostenere uno spettacolo dai toni leggeri, ma imbrigliati dal dictat del thriller ad ogni costo, soffrono e ripetono alla lunga battute e situazioni per trasformare in un fiacco thriller quella che avrebbe potuto essere, invece, una divertente commedia su insicurezze e nevrosi di cinque persone costrette a confrontarsi (ed affrontarsi) all’interno di un ambiente claustrofobico. Peccato.

Marco Moraschinelli

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