Sergio Caputo all’Auditorium Parco della Musica: 30 anni di Sabato Italiano

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Fondazione Musica per Roma presenta
Sergio Caputo 
Un Sabato Italiano Show 

Un evento di
La voce
Natale all’Auditorium

Voto 6½ su 10

A trent’anni dall’uscita del suo album più famoso, Un Sabato italiano, Sergio Caputo ha deciso di vestirlo di un nuovo mantello jazz e portarlo in giro per i teatri italiani. Chi, come chi scrive, è nato negli anni 80 da genitori ancora molto giovani, saprà di sicuro chi è Sergio Caputo e probabilmente conosce anche molte delle sue canzoni senza sapere come e perché. Dopo il lancio non proprio fortunato del QDisc Sergio Caputo il cantautore romano, grazie ad un fortunato incontro con il Mister Fantasy Carlo Massarini potè far conoscere il suo primo album di inediti proprio grazie alla popolare trasmissione televisiva. Da li in poi gli anni Ottanta furono tutti suoi. Inanellando una hit dopo l’altra riuscì a rimanere sulla cresta dell’onda musicale nonostante le sue sonorità atipiche per quell’epoca di prima elettronica e disco dance. La forte caratterizzazione musicale di Caputo infatti è sempre stata lo swing. Non solo per i testi che parlavano di fumosi night club e “storie di whisky andati” ma soprattutto per una precisa scelta di arrangiamenti. E su questi ha puntato per la riedizione del disco a tre decadi di distanza, ha spinto fortemente il pedale del jazz forte anche della sua esperienza americana durante la quale ha pubblicato un paio di album di successo.

Mercoledì 18 Dicembre Caputo e la sua band sono arrivati a Roma, ospiti dell’Auditorium Parco della Musica. Dietro al palcoscenico della grande Sala Petrassi campeggia un enorme striscione con un 30 rosso alto almeno quattro metri. Nessuno, quindi, vuole fare finta che il tempo non sia passato. Né il pubblico, che probabilmente ha ascoltato per la prima volta queste canzoni quando era ancora giovane, né lo stesso Caputo, all’epoca poco più che ventenne. Il rischio “amarcord”  è comunque molto alto, e per tutta la prima parte del concerto aleggia pesante nella sala. Caputo non è in forma come dovrebbe. Oltre a confondere i testi e sbagliare ogni tanto gli accordi è visibilmente teso. Lo si capisce da come si muove sul palco e da come si mangia le parole delle sue canzoni. Passa un oretta in cui lo spettacolo stenta a decollare, ma il pubblico è talmente carico da scaldare anche gli artisti sul palco. E dopo molti applausi il cantante-festeggiato finalmente a suo agio da il meglio di se. Finalmente la voce ritorna, l’affiatamento con la band è ora palpabile e persino le parole sembrano più chiare. Alla fine non si sa chi è più commosso se il cantante sul palcoscenico o gli spettatori sulle poltrone che non riescono a stare fermi e urlano, ballano e battono le mani. E in fondo, cosa se non questo identifica un bello spettacolo?

Marianovella Bucelli

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