“Scusate se esisto!”, Cortellesi scatenata senza una confezione adeguata

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Scusate se esisto! (Italia, 2014) di Riccardo Milani con Paola Cortellesi, Raoul Bova, Marco Bocci, Corrado Fortuna, Lunetta Savino, Ennio Fantastichini, Cesare Bocci, Stefania Rocca

Sceneggiatura di Giulia Calanda, Paola Cortellesi, Furio Andreotti, Riccardo Milani

Commedia, 1h 46′, 01 Distribution, in uscita il 20 novembre 2014

Voto: 6½ su 10

Sarebbe potuto essere un prezioso gioiellino Scusate se esisto!, l’ultima commedia italiana in ordine di tempo a occupare gli schermi nostrani prima della grande abbuffata natalizia, diretta da Riccardo Milani dopo lo sproloquio populista di Benvenuto presidente e da lui anche sceneggiata (ma al soggetto ha collaborato anche Ivan Cotroneo) in compagnia di Giulia Calanda (La bestia nel cuore), Furio Andreotti e della moglie Paola Cortellesi, protagonista scatenata. In ogni caso, tra le mille operazioni ridanciane uscite negli ultimi tempi, questa è senz’altro la meglio riuscita.

Scusate_se_esisto-locandinaStoria di Serena Bruno (Cortellesi), brillantissima architetta di Anversa (d’Abruzzo, non in Belgio) che, dopo ogni possibile master e dottorato in giro per il mondo, sente il richiamo di casa e decide di investire le sue capacità tornando in Italia. Scelta discutibile ma nobilissima, che la costringe a vivere in un sottotetto e a barcamenarsi tra lavoretti di emergenza, tra cui fare la cameriera nel ristorante del fighissimo Francesco (Bova). Ovvia la sbandata, seguono sogni ad occhi aperti, peccato che sia gay. E, nel frattempo, Serena mette a punto anche un progetto di riqualifica di una palazzina periferica di Roma per il quale vince un concorso in un importante studio: solo che lì si presenta come Chiara Conti, segretaria di Bruno Serena…

Insomma, la commedia delle parti non sarà la cosa più originale del mondo, ma se ben raccontata può ancora avere la sua efficacia. La scrittura, fortunatamente, è brillante e il film riesce a fare una denuncia al maschilismo lavorativo e alla fuga di cervelli senza scadere troppo nella demagogia. Accessoria la componente omosessuale e sentimentale, utile però a un versante comico stereotipato ma simpatico e, francamente, molto divertente. Impossibile non dare merito a Paola Cortellesi, attrice che, altrove, avrebbero riempito di ruoli memorabili e premi in abbondanza, dotata di carisma e talento a iosa tanto da trascinare con sé, in un vortice di contagiosa freschezza, anche un mai così vivace Raoul Bova. Chi ci ha fatto davvero sbellicare, però, è stata la deliziosa “pazzah” di Marco Bocci, strepitoso (chi l’avrebbe mai detto del rantoloso e imbronciato ispettore di Squadra Antimafia?).

Peccato, quindi, che tutta questa positività sia all’interno di un prodotto dalla confezione tanto sciatta e tirata via: regia tremebonda, tappetini musicali piattissimi e imbarazzanti cover di canzoni celeberrime per non pagarne i diritti di utilizzo (da Unchained Melody a Feeling good, mentre At Last si salva nella reinterpretazione a scopo umoristico/drammaturgico della Cortellesi), fotografia e montaggio da spot pubblicitario senza contare l’assoluta e vergognosa sfacciataggine con cui, ogni cinque minuti, fa la sua comparsa il product placement nelle modalità più assurde e gratuite. L’eleganza artistica passa anche da qui e, ancora una volta, sono queste superficialità produttive ad uccidere il nostro cinema, anche quando supportato da contenuti validi.

Giuseppe D’Errico

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