“Sapore di te”, revival vanziniano, nostalgia moscia e anacronistica

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Sapore di te (Italia, 2013) di Carlo Vanzina, con Eugenio Franceschini, Matteo Leoni, Katy Saunders, Martina Stella, Giorgio Pasotti, Vincenzo Salemme, Serena Autieri, Maurizio Mattioli, Nancy Brilli, Valentina Sperli, Paolo Conticini, Virginie Marsan, Fiammetta Cicogna

Sceneggiatura di Enrico e Carlo Vanzina

Commedia, 1h 41′, Medusa Film, in uscita il 9 gennaio 2014

Voto: 3 su 10

Sarebbe stato bello poter scrivere in termini positivi dell’ultimo film di Carlo ed Enrico Vanzina, per varie ragioni. La prima, perché Sapore di te è un revival dell’amatissimo Sapore di mare, straordinario successo all’epoca della sua uscita e ormai un cult del cinema italiano che, a ogni nuova replica televisiva, cattura come sempre milioni di telespettatori nostalgici degli amorini e amorazzi sulle spiagge assolate degli anni ’60. La seconda, perché i Vanzina, volenti o nolenti, sono sempre stati fedeli a uno stile popolare che ha, inutile negarlo, dato alcuni buoni frutti. Ne consegue la terza ragione, quella capacità di fotografare il belpaese senza afflizioni tragiche, e tuttavia riuscendo a raccontarlo con i suoi vizi e virtù.

30291Con Sapore di te, purtroppo, la magia nostalgica del lontano predecessore non si ripete. La storia inizia lì dove l’altro terminava, a Forte dei Marmi nel 1983, e sebbene i personaggi cambino, le tipologie umane restano. Il ragazzone (Franceschini) e il ragazzino (Leone) che si contendono le bellezze femminili, a tutto svantaggio del secondo, fino all’arrivo di una brunetta (Sounders) che li farà tribolare; la coppia romana (Mattioli e Brilli) che spera di aprire un negozio di moda in via del Corso grazie all’aiuto di un politicante socialista e donnaiolo (Salemme) che gli deve la vita; una soubrettina (Autieri) che sogna la svolta nel cinema e invece è solo una raccomandata; una studentessa toscana (Stella) che prende una cotta terribile per un bel playboy locale (Pasotti). Le estati passano in rassegna fino al 1985, gli amori cambiano e crescono, fino ad arrivare ai giorni nostri.

Sorvolando sulla sciattezza che affligge l’intero impianto, ciò che rende davvero indigesto questo finto amarcord in tempi di default è l’esagerata sproporzione tra siparietti comici, tutti affidati alla voracità di Mattioli e Salemme, ai danni di una ridicola controparte sentimentale sorretta da alcuni giovani attori di belle speranze (Franceschini e Leoni, degli altri, Martina Stella compresa, meglio tacere). 29208_pplCiò comporta il tradimento e l’appiattimento della linea narrativa rosa, che era la forza del prototipo, agli standard della medio-bassa commedia ridanciana odierna senza infamia, ma depressa da ogni lode.

Il risultato, oltre che anacronistico e piuttosto fastidioso (siamo talmente disperati da meritarci la carezza nostalgica anni ’80 dei Vanzina?), semplicemente non fa ridere. E non bastano Spandau, Cindy Lauper e l’immancabile Gino Paoli per ricreare la giusta atmosfera, se poi i costumi sembrano usciti da un catalogo Benetton 2010. Qualcuno dirà che Sapore di te è un film lieve e garbato, ma forse sarebbe il caso di definirlo decisamente stantio.

Giuseppe D’Errico

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