“San Andreas”, distruzione totale ma la famiglia è salva

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San Andreas (id, Usa, 2015) di Brad Peyton con Dwayne Johnson, Carla Gugino, Alexandra Daddario, Ioan Gruffud, Paul Giamatti, Kylie Minogue, Hugo Johnstone Burt, Colton Haynes

Sceneggiatura di Carlton Cuse, Chad Hayes, Carey Hayes (Carey W. Hayes)

Catastrofico, 1h 48′, Warner Bros. Entertainment, in uscita il 28 maggio 2015

Voto: 5 su 10

La paura tutta americana del famigerato “Big One”, lo sciame sismico che secondo gli esperti potrebbe scatenarsi nei tempi a venire per l’accumulo di energia nella Faglia di San Andreas che attraversa la California per 1300 km, trova la sua catarsi cinematografica in questo goffissimo disaster movie che ambirebbe a inserirsi nel solco glorioso dei classici del genere anni Settanta. Ma qui, oltre a mancare il cast all star (dobbiamo accontentarci del wrestler The Rock Johnson e della rediviva Gugino) e, quindi, la coralità di personaggi tipica di quelle produzioni, latita soprattutto l’originalità.

314819Id1b_Sanandreas_Dwayne_Intl_Alt_Teaser_27X40_1Sheet.inddPer mettere in scena il più grande terremoto di sempre, la sceneggiatura ricorre al più vieto schema narrativo che si possa immaginare: la famiglia in pericolo. C’è un papà pilota dei vigili del fuoco (il nerboruto Johnson) che sta divorziando dalla moglie (Gugino), in procinto di trasferirsi nella mega villa del nuovo compagno (Gruffud) con la figlia amatissima (Daddario). Il cataclisma disperderà gli elementi del nucleo ma rinsalderà i rapporti: marito e moglie si amano ancora, e insieme andranno in cerca della ragazza che lotta tra la vita e la morte in compagnia di un dolce bellimbusto (Johnstone Burt) e del di lui fratellino. E se San Francisco sarà ridotta in cenere, nulla è in grado di scalfire la sana famiglia americana.

Simili operazioni, però, non nascono per essere analizzate certosinamente sotto il loro profilo artistico, quindi pazienza per la recitazione disastrosa del protagonista, per alcune situazioni che vanno al di là di ogni logica, per l’insistita banalità di ogni spunto drammatico e per l’assoluta mancanza di suspense: ciò che conta è che la città venga rasa al suolo nella maniera il più possibile spettacolare. Questo San Andreas lo fa senza lesinare il pur minimo pulviscolo in 3D e, tra distruzioni totali e tsunami, gli amanti del settore “sfasciatutto” avranno di che gioire con simili effetti speciali. Certo, con gli occhialini scuri fanno più paura i muscoli di The Rock dei grattacieli che crollano…

Giuseppe D’Errico

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