Romeo e Giulietta, poco amore e tanta isteria

RG

Titolo: Romeo e Giulietta
Di: William Shakespeare
Traduzione: Massimiliano Palmese
Regia: Giuseppe Marini
Con: Fabio Bussotti, Mauro Conte, Riccardo Francia, Fabio Fusco, Serena Mattace Raso, Gloria Gulino, Simone Pieroni, Nicolò Scarparo, Michele Lisi, Giovanni Anzaldo

Voto: 6 su 10

Affrontare una delle tragedie Shakespeariane più amate e conosciute non è semplice. Il pubblico quando si siede in platea per assistere a Romeo e Giulietta ha ovviamente delle aspettative; che queste derivino dal cinema (dai bellissimi “Romeo e Giulietta” di Zeffirelli o “Romeo+Juliet” di Baz Luhrman) o dalla conoscenza scolastica del testo, c’è una linea di sottile diffidenza che sta al regista e ai suoi attori superare.
Purtroppo nell’allestimento andato in scena al teatro Parioli di Roma ad opera di Giuseppe Marini non è successo. Il pubblico rimane freddo, in certi momenti annoiato dalla traduzione di Massimiliano Palmese, che sebbene abbia il pregio di essere filologicamente impeccabile (mantiene le battute in francese negli scambi tra Romeo e Mercuzio e spesso rispetta anche la metrica originale) in certi punti appare troppo cruda, con termini troppo moderni se comparati al resto del testo.
23263317_romeo-giulietta-0Ma il reparto costumi è riuscito a fare peggio. Non ci si spiega il motivo della scelta di un abbigliamento tardo settecentesco e di ispirazione più francese che veneta. L’unica che veste secondo i canoni della Golden Age (periodo in cui è ambientata la vicenda) è la nutrice, che quindi nel suo essere “giusta” risulta fuori contesto. La scena di Alessandro Chiti è nera, spoglia, se si fa eccezione di due colonne portanti sistemate ai lati del palco ed usate come uscite, ed una scala che porta ad una scena nella scena, anche questa delineata da colonne bianche. Si potrebbe apprezzare la ripresa del nero, che riporta alla rappresentazione classica delle tragedie shakespeariane ma l’eccessiva profondità del secondo spazio scenico risulta disturbante e quasi più utilizzato dello stesso proscenio. Andando ad un giudizio più mirato agli attori è piacevole la performance del protagonista, Giovanni Anzaldo. Un buon Romeo, depresso quanto basta in principio, appassionatamente esaltato nella metà e disperato, senza sbavature alla fine. Tutto al contrario la Giulietta di Gloria Gulino non colpisce per niente nel primo atto e risulta addirittura fastidiosa nel secondo, dove a causa delle urla e dello sguardo spiritato si rischia di scambiarla per Ofelia o meglio ancora, per la bisbetica non ancora domata. Bello il Mercuzio di Mauro Conte che dà il suo meglio nel celebre monologo della Regina Mab. Molto brava anche la Raso nel ruolo della nutrice. Il migliore in scena tuttavia è Fabio Bussotti, un frate Lorenzo pio ma pragmatico, con straordinarie capacità di lettura e interpretazione.

Maddalena Mannino

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