“Romeo and Juliet”, Carlei senza scopo per gli amanti in chiave fantasy

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Romeo and Juliet (id, GB/Italia, 2013) di Carlo Carlei con Douglas Booth, Hailee Steinfeld, Paul Giamatti, Damian Lewis, Natascha McElhone, Laura Morante, Stellan Skarsgard, Thomas Arana, Kodi Smith-McPhee

Sceneggiatura di Julian Fellowes

Sentimentale, 1h 58′, Good Films, in uscita il 12 febbraio 2015

Voto: 5 su 10

Diciamo subito che dell’ennesima trasposizione cinematografica degli amanti sfortunati di William Shakespeare nessuno sentiva il bisogno. Aggiungiamoci pure che il film era bloccato nei magazzini della Good Films da quasi due anni, e che dall’uscita nel weekend di San Valentino, in concomitanza con l’avvento della corazzata Cinquanta sfumature di grigio, non ne trarrà affatto giovamento. Ci hanno creduto tutti poco in questo Romeo and Juliet, ritorno al cinema internazionale di Carlo Carlei dopo alcune fiction tv di grande successo popolare. Men che tutti Carlei stesso, che si è ritrovato tra le mani la più grande storia d’amore mai raccontata, senza premurarsi di riportarla in scena con uno scopo.

Scampato il pericolo del Bardo in salsa contemporanea (ci riuscì in modo sorprendente solo Baz Luhrman, di tutti gli altri tentativi meglio tacere), e messa da parte la calligrafia zeffirelliana che pure diede onore a quelle pagine, il regista si abbandona a una interpretazione piatta e immotivata della tragedia, complice la sceneggiatura di Julian Fellowes (premio Oscar per Gosford Park di Robert Altman) che si prende non poche libertà rispetto alla tradizione. Ma, lungi dall’essere delle novità, le digressioni dal solco letterario sono solamente note stonate in una partitura maldestra in partenza, che tenta malamente di camuffare velleità da filone fantasy adolescenziale di ultima moda in una storia celeberrima e amatissima, sebbene sfruttata oltre il tollerabile.

Nonostante la confezione tirata a lucido, alcuni ottimi attori sprecati e due protagonisti invero malamente assortiti, questo Romeo and Juliet scorre senza ragioni precise, finisce come tutti sanno e non lascia traccia alcuna. E a latitare sono soprattutto le emozioni ferine e senza tempo di Shakespeare.

Giuseppe D’Errico

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