“Romeo and Juliet Post Scriptum”, gli amanti sono vivi e litigano con noi

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Sycamore T Company presenta
ROMEO AND JULIET POST SCRIPTUM
di Annika Nyman
traduzione Georgia Lepore
regia Georgia Lepore
con Giovanni Anzaldo e Selene Gandini
aiuto regia Emanuela Liverani
foto di scena Giulia Bertini
ufficio stampa Maya Amenduni

In scena al Teatro dell’Orologio di Roma fino al 1° giugno 2014

Voto: 6 su 10

E se Romeo e Giulietta non fossero morti? Se avessero solamente inscenato il loro decesso per poi fuggire via da Verona e sperare di trovare rifugio perpetuo in una “laguna blu”? Lo ha immaginato la drammaturga svedese Annika Nyman in questo Romeo and Juliet Post Scriptum, testo già proposto nella sua versione in lingua originale durante la passata edizione del Festival dei due mondi di Spoleto, e allestito e tradotto per la prima volta in italiano dalla regista Georgia Lepore. Nell’assenza completa di scenografia, troviamo gli amanti shakespeariani spaventati e con i polsi legati: Romeo ha appena ucciso Paride, sposo promesso di Giulietta, e sembra confuso sul destino che lo attende; Giulietta è più determinata, ha un piano ben preciso ed è ben intenzionata a portarlo a termine col suo uomo. Poi, però, iniziano le recriminazioni, le accuse, le prevaricazioni. Sarà mai che lui è uno smidollato ancorato al nido e lei una passiva-aggressiva della peggior razza? Così pare. Ma, in fondo, i veri crucci sono sempre quelli legati alle rispettive famiglie, al disprezzo delle contrapposte casate. Giulietta affila tutte le sue armi di seduzione per irretire il suo Romeo che, da par suo, non vuole essere solo paragonato a un uccello… Il carattere decisionista della femmina prevale, il nuovo mondo che li attende è un “paradise”. Peccato che questi due ragazzi in jeans e maglietta non sembrino affatto come Mickey e Mallory Knox, i protagonisti di Natural Born Killers di Oliver Stone che tanto dicono di adorare. Assomigliano più che altro ai petulanti Jesse e Celine dell’ultimo capitolo della loro trilogia, Before Midnight, una coppia ex libertaria e, a suo modo, rivoluzionaria, ridottasi a un grigio grumo di isterismi piccolo borghesi. Se doveva finire così, meglio che siano morti in quel modo favoloso. Prendere due personaggi iconici della letteratura romantica universale e riproporli secondo uno schema tanto sfruttato ha ben poco di entusiasmante. L’autrice legittima la scelta solo in superficie, poi sembra regredire il tutto al livello di un teenage movie anni Ottanta, senza approfondire le complessità psicologiche che potevano attendersi da un ritorno fantasticato da tutti gli affezionati degli amanti infelici di Verona. Georgia Lepore, però, dimostra di maneggiare bene il materiale e ne sottolinea il più possibile ogni (labile) sottotesto ironico, indovina l’idea della fune che lega inesorabilmente i due giovani e dirige al meglio due attori a dir poco fantastici come Giovanni Anzaldo e Selene Gandini. Lo spettacolo è breve, ma se recitato male sarebbe risultato comunque insopportabile. Ciò non accade, è senz’altro un merito.

Giuseppe D’Errico

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