RomaFF9: “Tusk” di Kevin Smith, sezione Mondo Genere

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Tusk (id, Usa, 2014) di Kevin Smith con Justin Long, Michael Parks, Haley Joel Osment, Genesis Rodriguez, Johnny Depp, Ralph Garman

Sceneggiatura di Kevin Smith

Horror, 1h 50′

Voto: 5½ su 10

L’idea di Tusk nasce poco più di un anno fa, durante l’internet show di Kevin Smith: prima di andare in onda, il regista lesse un annuncio “cercasi coinquilino”, scritto in un linguaggio molto forbito, in cui un vecchio marinaio offriva alloggio gratuito in cambio di due ore giornaliere di compagnia, consistenti nell’indossare un costume da tricheco, fare versi da tricheco e mangiare pesci crudi. Quale miglior pretesto per un bizzarro movie coi fiocchi? Quanto ci sia di vero nel curioso aneddotto non è dato sapere, però il film adesso c’è, anche se dell’autore di Clerks resta solo una pallida ombra.

In una poco riuscita commistione tra horror e commedia demenziale, Smith racconta la storia di un podcaster un po’ esaltato (Long) che parte alla volta del Canada per intervistare un ragazzino finito nelle mire ridicolizzatrici della rete per essersi amputato involontariamente una gamba mentre si filmava a giocare con una katana. Giunto a destinazione, scopre che il menomato si è ucciso. Una fortuita sosta in un’aria di servizio lo mette poi sulla strada di un misterioso navigatore che dice di avere molte storie da raccontare, ottima occasione per scovare nuovi spunti per la sua trasmissione. Arriva in un castello in mezzo al nulla, trova l’uomo (un irresistibile Michael Parks) su una sedia a rotelle, si lascia affascinare dai suoi racconti – dall’amicizia con Ernest Heminghway alla sopravvivenza su di un’isola polare grazie all’aiuto di un tricheco – per finire poi drogato e su un lettino da mattatore: in realtà l’uomo è un sadico che vuole trasformarlo proprio nell’orso marino che gli salvò la vita.

Davvero niente di nuovo sotto il profilo del cinema horror: Tusk (“zanna”) segue una costruzione narrativa hitchcockiana (soprattutto la linea di Psyco, ma c’è anche una svolta presa da Intrigo internazionale e lasciata passare per una citazione dei fratelli Coen) senza, per questo, avere ben chiara la direzione da prendere. Ce n’è anche per omaggiare il mito del mostro di Frankenstein e de Il silenzio degli innocenti, ma tutto ha un sapore vagamente pretestuoso e mai realmente voluto. Efficaci i vari flashback, inutili le digressioni sui personaggi secondari (la tresca tra la fidanzata Genesis Rodriguez e l’amico Haley Joel Osment), molto debole l’ironia che si ferma a qualche scontata battuta sui canadesi, a un paio di innocue volgarità e a un cammeo di Johnny Depp versione Clouseau svanito. Cosa rimane? Solo un divertimento ultra-nerd che non evita di disturbare e che non vuole mai essere più di ciò che è nell’immediato. Un po’ poco.

Giuseppe D’Errico

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