RomaFF9: “Stonehearst Asylum” di Brad Anderson, sezione Mondo Genere

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Stonehearst Asylum (id, Usa, 2014) di Brad Anderson con Jim Sturgess, Ben Kingsley, Kate Beckinsale, Michael Caine, David Thewlis, Brendan Gleeson, Sophie Kennedy Clark, Jason Flemyng, Sinéad Cusack

Sceneggiatura di Joseph Gangemi, dal racconto “Il sistema del dott. Catrame e del prof. Piuma” di Edgar Allan Poe

Horror, 1h 49′

Voto: 7 su 10

Non è un caso che a dirigere questa libera – liberissima – trasposizione di un racconto di Edgard Allan Poe (“Il sistema del dott. Catrame e del prof. Piuma”) ci sia quel Brad Anderson che già in passato aveva avuto modo di dare il proprio contributo al cinema manicomiale con titoli quali Session 9 e L’uomo senza sonno. Stonehearst Asylum si inserisce a pieno titolo nella categoria e sfrutta al meglio la matrice letteraria per una efficacissima incursione nel cinema di genere vecchio stampo, quello che univa il misfatto inquietante al romance trascinante, per poi sfociare nel gran ribaltone finale che possa soddisfare una platea popolare affamata di rivelazioni e continue sorprese.

Il film, un thriller gotico di gran scena, obbedisce alle regole nella storia di un giovane psichiatra (Sturgess) che arriva al manicomio di Stonehearst come apprendista del dottor Silar Lamb (Kingsley). È la vigilia di un nuovo secolo (Natale 1899) e le vecchie pratiche barbariche stanno per essere messe in discussioni dai nuovi approcci moderni: i pazienti, infatti, non sono sedati o torturati ma assecondati e lasciati liberi per dar sfogo alla loro follia. In questo clima di cambamento nasce l’infatuazione del ragazzo per un’affascinante paziente (Backinsale) afflitta da isteria cronica, che gli intima di lasciare quel posto il più presto possibile. Il manicomio nasconde un segreto…

Non mancano i colpi di scena nella sceneggiatura di Joseph Gangemi, abile nell’inscenare continui corto circuiti tra ciò che è e ciò che appare, e senza mai tradire velleità artistiche che vadano al di là di un più che onesto giocattolone d’intrattenimento. In questa sincerità d’intenti risiede il vero punto di forza di Stonehearst Asylum, nel ritrovare il gusto polveroso di un cinema di scarto che sapeva divertire ed emozionare, nell’intelligenza di Anderson nel non osare più del dovuto in termini di virtuosismi visivi e, al contempo, in grado di orchestrare le atmosfere al netto delle possibilità narrative. Perfetto il cast, dagli amanti impossibili Sturgess-Backinsale al prigioniero Caine, fino a Ben Kingsley in una nuova straordinaria rappresentazione di recitazione incendiaria.

Giuseppe D’Errico

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