RomaFF9: “Soap Opera” di Alessandro Genovesi, sezione Gala

SoapOperaPoster

Soap Opera (Italia, 2014) di Alessandro Genovesi con Fabio De Luigi, Cristiana Capotondi, Chiara Francini, Ricky Memphis, Diego Abatantuono, Elisa Sednaoui, Alessandro Besentini, Francesco Villa, Caterina Guzzanti

Sceneggiatura di Alessandro Genovesi

Commedia, 1h 27′, Medusa, in uscita il 30 ottobre 2014

Voto: 3 su 10

Nelle intenzioni del regista, quell’Alessandro Genovesi già sceneggiatore di Happy Family di Salvatores e artefici di due blockbuster come La peggiore settimana della mia vita e Il peggior Natale della mia vita, questo Soap Opera avrebbe dovuto rappresentare il punto di congiunzione di tre generi cinematografici – la commedia, il mélo e il noir – utilizzati secondo i canoni ribaltati di un tipo di narrazione televisiva fortemente stereotipata come, appunto, quella della soap opera. Quanta infelice velleità, purtroppo, nel risultato finale!

Soap-Opera-posterIl problema è evidente: partendo da un suo vecchio testo teatrale mai portato in scena, Genovesi dimentica completamente le dinamiche di scrittura cinematografiche, credendo che basti riempire lo schermo di ambientazioni vintage e attori sopra le righe per tenere desta l’attenzione del pubblico. Al contrario, la storiella di suicidi, tradimenti, incidenti, crisi d’identità sessuali, inganni e riappacificazioni in un condominio sezionato come se fossimo a sbirciare dalle finestre di Hitchcock, è talmente sconnessa e banale che, se inserita in un contesto immaginifico e surreale (è stato definito “realismo magico”), rivela doppiamente la sua natura mercenaria.

Dispiace, quindi, vedere sprecato un talento registico che solo in pochissime occasioni ha l’opportunità di essere evidenziato, mentre il cast cerca disperatamente di ravvivare la tristezza della situazione generale buttandola nella farsa più spinta. Poco possono la simpatia di Memphis e la ruspante vena ironica della Francini (degli altri meglio tacere) se tutt’intorno regna indisturbata la noia. Manca il coraggio di spingere sul pedale dell’esagerazione (cosa che il pretesto parodico avrebbe potuto permettere), resta solo una commediola disarmonica che non va a parare da nessuna parte.

Giuseppe D’Errico

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