RomaFF9: “Lo sciacallo – Nightcrawler” di Dan Gilroy, sezione Mondo Genere

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Lo sciacallo – Nightcrawler (Nightcrawler, Usa, 2014) di Dan Gilroy con Jake Gyllenhaal, Rene Russo, Riz Ahmed, Bill Paxton, Kevin Rahm, Ann Cusack

Sceneggiatura di Dan Gilroy

Thriller, 1h 59′, Notorious Pictures, in uscita il 13 novembre 2014

Voto: 7 su 10

Un film come Nightcrawler di Dan Gilroy corre il rischio di rimanere prigioniero nel guado della denuncia che porta in scena, quando in realtà l’interesse primario sta nel personaggio principale, interpretato con impressionante immedesimazione da Jake Gyllenhaal, e nelle dinamiche che costui innesca all’interno di una tesi già più volte affrontata e francamente esaurita. L’attore dimagrisce di oltre dieci chili per vestire i panni di Lou Bloom, disoccupato losangeliano senza alcuna formazione professionale, figlio dell’istruzione on line, ladruncolo per necessità in attesa di trovare lavoro. Una notte assiste casualmente a un incidente stradale, ripreso da una troupe televisiva freelance, e ha l’ispirazione di entrare nel business del videoreporting d’assalto. Armato di radio a bassa frequenza e videocamera, passerà le notti correndo sui luoghi delle emergenze, per riprendere le scene più cruente e vendere il materiale filmato a un network televisivo locale (il cui squalo è una ritrovata Rene Russo, moglie di Gilroy). Ma la sete di affermazione lo rende sempre più spietato, al punto da interferire nelle indagini di una strage per portare a termine un nuovo sensazionale scoop…

Inutile dire quanto il cinismo dei media in ambito di spettacolarizzazione criminale abbia suggestionato e alimentato la storia del cinema, da Fritz Lang (Quando la città dorme) a Melville (Le jene del quarto potere) fino a Lumet (Quinto potere) e non solo (ci sarebbero ancora tanti titoli, da Città in fiamme a Maledetta estate). In questa prospettiva, Nightcrawler arriva buon ultimo, senza apportare alcun nuovo spunto alla sete di sangue e ascolti delle reti tv. Al contrario, è nel ritratto di sociopatico di Gyllenhaal che si nasconde la genialità del film e della sceneggiatura di Gilroy: l’autore capovolge la parabola del self-made-man caparbio e determinato, declinandola in un’ossessione che sfocia nella psicopatologia. In questo modo, il protagonista va contro ogni morale stereotipica dell’edificante sogno americano, abbracciando un incubo lucidissimo su quanto la società contemporanea possa generare mostri dall’apparenza innocua. Tutto questo in un film notturno e senza cedimenti, dominato da una regia solidissima e di dolente potenza spettacolare. Il risultato è una satira spiazzante, agghiacciante, incontrovertibile.

Giuseppe D’Errico

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