RomaFF12 – Selezione Ufficiale: “Stronger”, un film di David Gordon Green, la recensione

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Stronger (id, Usa, 2017) di David Gordon Green con Jake Gyllenhaal, Tatiana Maslany, Miranda Richardson, Clancy Brown, Carlos Sanz

Sceneggiatura di John Pollono, dal libro omonimo di Jeff Bauman e Bret Witter (ed. Piemme)

Drammatico, 1h 59′, 01 Distribution

Voto: 5 su 10

Raccontare al cinema la storia vera di una menomazione fisica è sempre un rischio altissimo, per il forte tasso di patetismo intrinseco che, troppo spesso, sceneggiatori e registi non riescono a trattenere pur di provocare facili emozioni in chi guarda. Al caso di Stronger si aggiunge anche il ricordo di una ferita mai rimarginata dell’America contemporanea, ossia la minaccia terrorista. Il protagonista della storia, infatti, è quel Jeff Bauman che perse le gambe durante l’attentato alla maratona di Boston del 2013 e divenuto, a furor di popolo, un eroe nazionale. Nelle mani di un regista assolutamente mediocre come David Gordon Green, mal servito in partenza dalla sceneggiatura altrettanto debole che John Pollono ha tratto dal libro autobiografico di Bauman, la vicenda non può far altro che rispettare con noiosa puntualità ogni tappa del percorso di reinserimento, privato e sociale, che questo specifico genere di film ormai impone, a scanso di ogni originalità.

Gli elementi per una parabola umana esemplare ci sono tutti: la giovane età del protagonista, la sua vita ordinaria fatta di lavoro, sport da seguire in tv e dei tentativi di riconquistare la sua ex ragazza, poi la tragedia, la casualità che porta a dire “sarebbe potuto succedere a chiunque”, la devastante mutilazione, il ricovero e il ritorno a casa, la difficile terapia e il rifiuto del compatimento esterno, fino all’autoaccettazione e alla voglia di tornare a vivere. C’è, però, una contraddizione in termini nel racconto: nel film assistiamo dapprima a un Bauman sofferente e incapace di reggere la pressione dei mass media che lo acclamano solo per “aver perso le gambe durante un’esplosione”; poi, lo stesso personaggio arriva a patti con la sua situazione – nel mentre ci sono ampie bevute al bar e discutibili bravate da commedia goliardica – finendo per esporsi come esempio da seguire. Con tutto il rispetto verso il vero Bauman e l’inimmaginabile dramma vissuto e, per quanto possibile, superato con grande spirito di abnegazione, il film di Gordon Green risponde a un bisogno di evidenza della difficoltà che è proprio della cultura americana più retriva, sminuente nei confronti di chi, con pudore, compie sensibilizzazione senza per questo esporre i propri handicap.

Meglio la prima parte, comunque, dove è evidente una certa sensibilità nel trattare l’argomento, mentre la seconda cede inesorabilmente il passo a ruffianerie e insopportabili toni tronfi. In fin dei conti, Stronger si conferma per quello che ci si aspettava, ossia un perfetto veicolo da Oscar per il suo attore protagonista, un Jake Gyllenhaal talmente impegnato e convinto nel suo ruolo da ricoprire anche i panni del produttore; ed è solo grazie alla sua interpretazione che il film riesce a guadagnarsi quei pochi scampoli di indulgenza buoni a scongiurare un esito fatale. Tuttavia, ci auguriamo che il buon Jake non vinca nulla, chissà che la macchina hollywoodiana capisca una volta tanto che certi mezzi non bastano per guadagnarsi un premio.

Giuseppe D’Errico

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