RomaFF11 – Selezione Ufficiale/Alice nella città: “Sing Street”, un film di John Carney

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Sing Street (id, Irlanda, 2016) di John Carney con Ferdia Walsh-Peelo, Lucy Boynton, Jack Reynor, Maria Doyle Kennedy, Aidan Gillen, Lydia McGuinness, Peter Campion, Don Wycherley, Mark McKenna

Sceneggiatura di John Carney

Commedia, 1h 45’, Bim, in uscita il 9 novembre 2016

Voto: 8 su 10

John Carney è noto per essere uno dei registi contemporanei che meglio riescono a utilizzare la musica, o meglio, le canzoni al cinema in maniera narrativamente pertinente, senza per questo realizzare mai dei musical a tutti gli effetti. Successe col suo film più celebre contro ogni pronostico, il piccolo gioiello indipendente Once, che vinse anche l’Oscar per la migliore canzone, così come col più recente Tutto può cambiare, dove riuscì a coinvolgere anche la popstar Adam Levine. In Sing Street, l’intimismo delle opere precedenti lascia il posto a un affresco d’epoca irlandese dove si fa prepotente il concetto di affermazione della propria personalità, in un ambiente dove l’essere difforme dalla massa è sinonimo di debolezza e, in definitiva, di omosessualità (anche se sarebbe più consono un termine spregiativo che inizia con la F).

unnamedSiamo nella Dublino della metà degli anni Ottanta, quando una grave crisi economica e sociale stava spingendo molti irlandesi a tentare fortuna a Londra. Qui vive Cosmo (Walsh-Peelo), un quindicenne introverso che sta vivendo la burrascosa separazione dei genitori. Le modeste possibilità finanziarie lo costringono a frequentare la scuola cattolica di Synge Street, dove non solo deve sopportare il bullismo dei coetanei, ma anche le continue restrizioni di Padre Baxter. Un giorno Cosmo, per fare colpo su una ragazza misteriosa (Boynton), le fa credere di essere a capo di una band musicale, chiedendole di recitare in un loro videoclip: lei accetta. E ora? Con l’aiuto del fratello maggiore (Reynor) e di un amico particolarmente loquace, metterà insieme uno scalcinato gruppo che, in breve tempo, diventerà affiatatissimo, traendo ispirazione dal fermento musicale glam e new wave di quegli anni. Diventeranno i Sing Street. Solo ora Cosmo capisce chi vuole davvero essere…

Impossibile non ritornare con la mente al memorabile The Commitments di Alan Parker, ma Sing Street riesce a non farlo mai rimpiangere. Non è solo merito della straordinaria commistione tra brani originali (scritti come di consueto dallo stesso Carney) e situazioni raccontate, gli uni speculari alle altre, ma anche della commovente autenticità con cui viene descritto il rapporto tra i due fratelli, col maggiore che vede realizzare di riflesso i propri sogni nel minore. Difficile non lasciarsi contagiare dal ritmo e dal buonumore di questa pellicola piena di messaggi positivi, con interpreti strepitosi e tutta la tenerezza di una banda di simpatici contestatari in cerca di un’identità musicale (esilaranti i tentativi di look che scopiazzano Duran Duran, Spandau e Depeche Mode). Ovviamente la troveranno, bastava abbandonarsi alle emozioni della vita.

Giuseppe D’Errico

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