RomaFF11 – Selezione Ufficiale: “The Secret Scripture”, un film di Jim Sheridan

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The Secret Scripture (id, Irlanda, 2016) di Jim Sheridan con Rooney Mara, Vanessa Redgrave, Eric Bana, Jack Reynor, Theo James, Aidan Turner, Susan Lynch

Sceneggiatura di Johnny Ferguson e Jim Sheridan dal romanzo omonimo di Barry Sebastian (ed. Bompiani)

Drammatico, 1h 48’, Lucky Red

Voto: 6½ su 10

Il nome di Jim Sheridan sarà per sempre accomunato ai due suoi film più celebri ed emozionanti, Il mio piede sinistro e Nel nome del padre, entrambi interpretati straordinariamente da Daniel Day Lewis. Da un po’ di tempo, infatti, il regista irlandese languiva assai, specie dopo il disastro produttivo del rinnegato Dream House del 2012. La proposta di dirigere un adattamento del best seller di Barry Sebastian (edito in Italia da Bompiani col titolo Il segreto), quindi, deve essergli giunta gradita, nonostante il progetto fosse già passato tra altre mani e con differenti proposte di cast.

Melodramma vecchio stile tra presente e passato, The Secret Scripture racconta la storia di un’anziana signora, Roseanne McNulty (Redgrave) che, dopo aver trascorso oltre cinquant’anni della sua vita in un ospedale psichiatrico di Rosecommon, in Irlanda, si rifiuta di essere dimessa ora che l’edificio deve essere demolito per lasciare posto a un albergo. Per valutare le sue condizioni e formulare una nuova perizia, viene chiamato il dottor Grene (Bana) che, perplesso sui motivi ufficiali di questa reclusione, decide di condurre delle ricerche autonome, incrociando i documenti d’archivio con la testimonianza diretta della donna. Roseanne, infatti, nel tempo trascorso in manicomio, ha affidato i propri ricordi alle pagine di una Bibbia: pensieri a margine di pagina, resoconti dettagliati e disegni evocativi ci riportano indietro agli anni Quaranta, quando era una ragazza (Mara) troppo bella ed emancipata per un paesino di provincia. Tra quelle righe ci sono accenni al suo amore impossibile per l’aviatore Michael (Reynor), alle attenzioni particolari di Padre Gaunt (James), all’isolamento forzato e alla morte del figlio appena nato. Di una cosa Roseanne è sicura: lei non ha ucciso il bambino…

Partendo da un romanzo ricchissimo di materiale su cui lavorare, la sceneggiatura di Johnny Ferguson e dello stesso Sheridan ha necessariamente dovuto rimaneggiare alcuni eventi per rendere l’intera vicenda cinematograficamente appetibile. La differenza più vistosa rispetto alla pagina scritta è sicuramente lo spostamento dell’asse temporale dalla guerra civile irlandese degli anni Venti alla Seconda Guerra Mondiale, anche se molti altri episodi sono stati sfrondati e rimescolati. Di questi cambiamenti non se ne capiscono bene le ragioni, perché il film, pur nella sua struttura narrativa estremamente convenzionale, perde una volta di troppo le fila della verosimiglianza.

Il regista non rinuncia a una trattazione attenta del quadro provinciale irlandese, focalizzandosi soprattutto sul becero bigottismo che travolge una giovane donna colpevole solo di aver guardato negli occhi un uomo e, per questo, bollata come ninfomane. L’usurpazione sadica della figura femminile dall’istituzione ecclesiastica ripercorre quanto già portato sullo schermo in opere come Magdalene e Philomena; in più, Sheridan ci mette tutto il suo mestiere nel confezionare un feuilleton che emozionerà gli animi più sensibili. Ma se c’è un motivo per cui The Secret Scripture merita di essere ricordato, nonostante l’evidente sensazione di posticcio che esplode nella rivelazione finale, è per il meraviglioso spettacolo recitativo offerto da Rooney Mara e Vanessa Redgrave: la prima, ormai lanciatissima, parla con la forza del solo sguardo, raggiungendo vette di intensità ancora inesplorate, ma è soprattutto la Redgrave a lasciare senza fiato con la sua prova straziata dalle nebbie della memoria, da brivido quando realizza il “segreto” che le era stato così a lungo taciuto. Per gli amanti della grande recitazione è un appuntamento irrinunciabile, anche se da Jim Sheridan si sperava di ricevere un’opera decisamente più calibrata.

Giuseppe D’Errico

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