RomaFF11 – Preapertura: “In guerra per amore”, un film di Pif

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In guerra per amore (Italia, 2016) di Pif (Pierfrancesco Diliberto) con Pif, Miriam Leone, Andrea Di Stefano, Sergio Vespertino, Maurizio Bologna, Stella Egitto, Samuele Segreto, Maurizio Marchetti, Lorenzo Patanè

Sceneggiatura di Pif, Michele Astori, Marco Martani

Commedia, 1h 39’, 01 Distribution, in uscita il 27 ottobre 2016

Voto: 6 su 10

Neanche si spengono le luci in sala, che prima dei titoli di testa compare la dicitura “consigliato da RaiUno”. Brivido. Francamente, è la prima volta che ci capita di subire una raccomandazione da una rete televisiva al cinema. Basterebbe questo per dare l’idea di quanto il secondo film di Pif, all’anagrafe Pierfrancesco Diliberto, dopo il grandissimo successo del suo esordio La mafia uccide solo d’estate, sia succube dei suoi finanziatori e figlio di una concezione televisiva per racconto e messa in scena.

52649Ovviamente, non si mettono in dubbio l’onesta intellettuale e le intenzioni nobilissime di Pif per questo suo In guerra per amore (che brutto titolo, proprio da fiction Rai…), ossia portare alla luce una pagina nascosta della nostra storia attraverso gli occhiali rosa della favola sentimentale. I protagonisti hanno lo stesso nome del film precedente: siamo nel 1943, gli Stati Uniti sono in piena Seconda Guerra Mondiale e Arturo Giammaresi (Pif), palermitano emigrato a New York, vive con travaglio la sua storia d’amore con Flora (Leone, gelida come una statua), la bellissima nipote del proprietario del ristorante in cui lui lavora come lavapiatti. La ragazza, infatti, è promessa sposa al figlio di un boss malavitoso. Per poterla sposare, Arturo deve tornare in Sicilia per ottenere il sì dal padre di lei. C’è solo un modo per raggiungere l’isola: arruolarsi nell’esercito americano, a ridosso dello sbarco in Sicilia degli alleati, un evento che cambierà per sempre la storia di quella terra. Qui il ragazzo incontrerà il tenente Philip Catelli (Di Stefano); grazie a lui, Arturo verrà a conoscenza dell’aiuto chiesto dai servizi militari americani a Cosa Nostra per lo sbarco.

Diliberto racconta un fatto ai più inedito (almeno al cinema), foriero di patti, alleanze e collaborazioni decisive con la mafia destinate tristemente a durare nel tempo fino a oggi. Il tutto alla luce del cosiddetto Rapporto Scotten, recentemente desecretato, dal nome dell’ufficiale al quale, nel 1943, fu chiesto di redigere un rapporto sul problema della Mafia in Sicilia: il capitano valutava la possibilità di combattere la mafia per tenerla sotto controllo, oppure di allearsi con Cosa Nostra (ipotesi che avrebbe creato danni incalcolabili), o infine di abbandonare l’isola nelle loro mani. La realtà dei fatti fu terribile, perché gli americani sbarcati chiesero esplicito supporto a Cosa Nostra, tanto che divennero all’ordine del giorno le elezioni di sindaci mafiosi per garantire il controllo del territorio. La chiamavano Democrazia Cristiana.

Quest’importantissima denuncia storica, però, deve passare attraverso le maglie di una commediola buonista, costruita tenendo fede ai ranghi prestabiliti dalla prima serata Rai, che intende il cinema come uno schemino da seguire a puntino per edulcorare tutto il possibile. Certo, qua e là si sorride perché non mancano alcune simpatiche caratterizzazioni (degni di nota almeno il cieco e lo zoppo interpretati dalla coppia Sergio Vespertino e Maurizio Bologna), ma in generale il tono è di sconfortante convenzionalità. Facciamo in ogni caso un plauso a Pif per essere sopravvissuto con onore alla giungla della committenza, portando a compimento un’opera seconda sempre garbata (anche troppo), zuccherosa ma mai sgradevole, soprattutto sensata.

Giuseppe D’Errico

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