RomaFF11 – Alice nella città: “Swiss Army Man”, un film di Daniels

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Swiss Army Man (id, Usa, 2016) di Daniels (Daniel Kwan e Daniel Scheinert) con Paul Dano, Daniel Radcliffe, Mary Elizabeth Winstead

Sceneggiatura di Daniel Kwan e Daniel Scheinert

Drammatico, 1h 37’, Koch Media

Voto: 8½  su 10

All’ultimo Sundance è stato tra i film più discussi, ma tanto di cappello a un tale esempio di travolgente originalità. Swiss Army Man, del duo registico Daniels, ovvero Daniel Kwan e Daniel Scheinert, al loro esordio nel lungometraggio dopo una lunga e prestigiosa gavetta nei video musicali, è un vortice di sgradevolezze dall’animo dolce, difficile da catalogare ma imperdibile per chi dal cinema spera di ricevere concezioni artistiche e testuali alternative alle richieste di massa.

swiss_army_man_posterL’ “uomo coltellino svizzero” del titolo è il cadavere di un ragazzo (Radcliffe) forse suicida, che affiora sulle rive di un’isola deserta sulla quale un naufrago di nome Hank (Dano) sta meditando di impiccarsi. Utilizzando il corpo come zattera a motore grazie alle sue prorompenti flatulenze, Hank raggiungerà la terra ferma, ma si perderà in una foresta. Qui, il rapporto tra lui e il cadavere diventerà sempre più stretto e, letteralmente, funzionale alla situazione di sopravvivenza: il defunto, non solo adatto per la traversata in mare, si dimostrerà multiuso e indispensabile come sorgente di acqua, arpione, rasoio da barba, catapulta, balestra e persino lanciafiamme a gas intestinale. Tra i due nasce una vera e propria amicizia, ma il morto, ribattezzato come Manny, forse non è davvero morto…

Può sembrare l’ennesima variazione sul tema del pallone Wilson di Cast Away, ma Swiss Army Man è piuttosto una riflessione imprendibile e continuamente ridiscussa sulla solitudine dell’uomo moderno. Lo stile è quello della commedia grottesca con vette di surrealtà inesplorate dal cinema contemporaneo, la narrazione convulsa e disperata ricorda i labirinti emotivi di Charlie Kauffman, la voglia di disturbare oltrepassando i limiti del comune senso del pudore parlando di peti, feci, masturbazioni edipiche, putrefazione e altro, si espande in tante preziose rifrazioni concettuali sulla vita, la morte, l’amore e l’amicizia. Paul Dano arricchisce la sua personale galleria di personaggi strambi con un nuovo degnissimo ospite, ma Daniel Radcliffe, cadavere tuttofare che (ri)scopre le funzioni corporali, è semplicemente straordinario per espressività e coraggio. Decisamente un film che si farà amare e odiare in egual misura, non per tutti i gusti ma che non lascia indifferenti.

Giuseppe D’Errico

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