RomaFF11 – Alice nella città: “Louise en hiver”, un film di Jean-François Laguionie

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Louise en hiver (Francia, Canada,2016) di Jean-François Laguionie con le voci di Dominique Frot, Antony Hickling, Diane Dassigny, Jean-François Laguionie

Sceneggiatura di Jean-François Laguionie

Animazione, 1h 15′, I Wonder Pictures

Voto: 6½ su 10

Tristezza. Solitudine. Abbandono. Questi i pilastri su cui si muove il regista francese Jean-François Laguionie nel suo Louise en hiver.

Dopo l’estate, inevitabilmente arriva l’inverno. Le spiagge si svuotano e si torna alle attività quotidiane della città. Scuola. Lavoro. Amici. Non per Louise, anziana signora che dopo il periodo di villeggiatura balneare, perde – per un soffio – l’ultimo treno per tornare nella sua città. Inizia così un’avventura solitaria che la incoronerà regina del mare.

poster1_frNella poesia della trama c’è qualcosa di diabolico, che però il regista non riesce a rendere a pieno. Quando la protagonista perde il treno – metafora dei tanti treni persi nella vita – nessuno la cerca. Eppure, nei suoi monologi interni di cui noi soli siamo spettatori oltre al mare, spiega che c’è una famiglia, ci sono i figli ed anche i nipoti. L’hanno davvero dimenticata? Passano i giorni, sulla spiaggia, e passano le feste. Nessuno si ricorda di Louise.

La nonnina allora inizia a vagare con la mente, complici i sogni, iniziando a ricordare quei “treni” persi nella vita. C’è poi Pepe, un cane randagio con cui fa amicizia, voce e coscienza dei ricordi di Louise. I due hanno in comune l’abbandono e la vecchiaia. La solitudine degli anziani emerge con la stessa prepotenza del mare in tempesta. Sembra inverosimile che nessuno si ricordi di Louise. E se fosse Louise a vagare, ad aver preso il treno sbagliato e a non ricordarsi degli altri? A vivere in un mondo parallelo fatto di ricordi d’infanzia? Se fosse semplicemente vecchia e rintronata?

Non è, purtroppo, così complessa – anche se vuole farcelo credere – la pellicola, che rende in maniera semplicistica il ritorno dell’estate. Non è malata, e non è neanche rintronata – viste le innumerevoli attività svolte da sola, inclusa la costruzione della casetta sul mare – ma solo vittima di cattiveria inumana e indifferenza.

Poteva essere interessante l’idea dello slinding doors: Louise che da anziana si chiede “chissà cosa sarebbe successo se avessi fatto questa o quella scelta” e ancor più interessante sarebbe stata l’illusione, quella di cui è capace solo il cinema, di farci credere che fosse stata la vita a far perdere quel treno a Louise, complice appunto la vecchiaia.

Il regista sceglie di bruciare la poesia – e l’idea – dell’intera narrazione, tradendoci e catturandoci con i colori del mare.

Angela Di Giacomantonio

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