RomaFF10. Sezione Omaggi: “Hitchcock/Truffaut” di Kent Jones

Hitch-Truff-600

Hitchcock/Truffaut (id, Usa, 2015) di Kent Jones

Sceneggiatura di Serge Toubiana e Kent Jones

Documentario, 1h 20′, Cinema di Valerio De Paolis, prossimamente in sala

Voto: 9 su 10

In molti non immaginano neppure l’importanza che ha avuto il libro-intervista “Il cinema secondo Hitchcock” di François Truffaut per e nell’industria cinematografica. A partire dal 13 agosto 1962, giorno del 63° compleanno di sir Alfred, e per i sette giorni successivi, il regista francese della Nouvelle Vague intervistò il maestro del brivido, reduce dalle riprese di Uccelli, per condividere con lui i segreti dei suoi film. Nasce così la più grande lezione di cinema di tutti i tempi, pubblicata nel 1966 in un volume (definito ironicamente da Truffaut “Hitchbook”) che, ancora oggi, è un indiscutibile fonte di ispirazione per ogni regista e cinefilo.

hitchcock-truffaut-2015-001-posterCi ha pensato il regista e sceneggiatore Kent Jones (Il mio viaggio in Italia e A letter to Elia, entrambi per Martin Scorsese) a portare quest’incontro unico e irripetibile sul grande schermo, nel documentario Hitchcock/Truffaut, con l’ambizione di offrire allo spettatore “una rivelazione del cinema in tutta la sua bellezza”. L’operazione può dirsi perfettamente riuscita perché, oltre a ribadire la missione di Truffaut nel riabilitare agli occhi dei critici statunitensi l’immensa ricchezza dell’opera hitchcockiana, generalmente snobbata in patria e idolatrata dalla redazione dei Cahiers du Cinema, conferma anche l’assoluta centralità che Hitchcock ebbe per l’allora giovane regista francese, con ancora soli tre film all’attivo (e che film: I 400 colpi, Sparate sul pianista e Jules et Jim) ma umilmente interessato a confrontare due differenti eppur assonanti idee di fare cinema. Truffaut consegnò la meritata dignità artistica a Hitchcock, che ricambiò verso il suo ammirato interlocutore facendolo diventare un vero regista.

Ai brani dell’intervista si sovrappongono i celebri scatti di Philippe Helsman, che immortalò le conversazioni, oltre alle immagini dei più celebri film di Hitchcock, passati in rassegna per saggiarne ogni più preziosa perfezione. A Vertigo e Psycho, capolavori antitetici per propositi e risultati (il primo fu un costoso insuccesso, il secondo un economico trionfo, entrambi indelebili punti di rottura nella storia della cinematografia mondiale), Jones dedica un approfondimento maggiore, ma i momenti più succulenti sono i confronti sinceri sugli attori (“bestiame” per Alfred), sulla suspense, sull’erotismo, sulla religione. Riflessioni già note agli ammiratori del libro, vera istituzione tra gli addetti ai lavori, ma implementate dagli interventi di altri grandi autori contemporanei, da Scorsese a Fincher, da Bogdanovich a Schrader. Un documentario elegante ed emozionante, al quale va il merito di aver ricostruito il senso e l’essenza stessa del cinema attraverso l’insegnamento di due geni immensi.

Giuseppe D’Errico

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