“Robin Hood – Il musical” di Beppe Dati, uno spettacolo di Mauro Simone, la recensione

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ROBIN HOOD – Il musical

Una produzione Tunnel produzioni e Medina produzioni
Testi e musiche di Beppe Dati
con Manuel Frattini e Fatima Trotta
Regia di Mauro Simone
Coreografie Gillian Bruce
Arrangiamenti di Eric Buffat

Al teatro Brancaccio di Roma dal 13 al 25  marzo 2018

Voto: 6 su 10

Robin Hood – Il musical, visto in scena al Brancaccio, si appresta a terminare il lungo tour 2018 che ha toccato decine di città in tutta la penisola. Lo spettacolo, per usare l’espressione usata dall’autore Beppe Dati, è una versione 2.0 di quella che ha debuttato circa 10 anni fa. Purtroppo non abbiamo avuto modo di apprezzare la precedente versione, ma possiamo dire che quella attuale fatica a scrollarsi di dosso il peso di tutti questi anni.

L’autore ha provato a mettere in forma di musical le avventure dell’eroe di Sherwood che “ruba ai ricchi per donare ai poveri”, realizzando una sequenza di quadri tra loro non perfettamente armonizzati. Si fa fatica infatti a stare dietro al filo narrativo, si ha l’impressione di saltare da un punto ad un altro della storia.

I momenti musicali che avrebbero dovuto esaltare la narrazione donandole forza ed energia raramente hanno assolto a questo compito. L’unico numero musicale all’altezza è stato quello eseguito dalla compagnia di briganti con i bastoni all’interno della foresta. Solo in questo caso le coreografie di Gillian Bruce hanno lasciato il segno. Nel resto dello spettacolo sono apparse poco incisive.

Anche la qualità delle basi musicali è risultata appena sufficiente. Da una produzione del genere non ci aspettiamo certo un’incisione in studio da parte di un’orchestra ma neanche delle basi interamente sintetizzate con qualità non all’altezza di quanto le attuali tecnologie consentono.

La parte scenografica è stata affidata interamente alle proiezioni, realizzate sul fondale, che da sole risultano insufficienti a ricreare quel quadro fiabesco che crediamo fosse l’intento del regista Mauro Simone. Il fondale inoltre non era perfettamente fissato e ondeggiava leggermente al passaggio degli artisti creando curvature nella proiezione. Di contro però il disegno luci e l’audio sono risultati ben calibrati. Anche i costumi sono risultati coerenti con il quadro scenico complessivo.

Manuel Frattini, performer che ha fatto la storia del musical italiano, veste i panni del protagonista Robin. Le alte aspettative sono state però in parte deluse: Frattini non restituisce un personaggio pienamente credibile e il linea con il profilo della narrazione. Abbiamo visto un Robin più pavido che impavido, più dolce che eroico. L’attore partecipa ai momenti coreografici restando però anonimo. La tecnica seppur indiscutibile si scontra con una prestanza fisica forse non più adeguata (la mente è corsa a più di vent’anni fa, quando lo sconosciuto Frattini primeggiava con Paganini in “Cantando sotto la pioggia”… che ricordi!). Frattini si difende però bene sul cantato regalando a fine primo atto un’ottima esibizione del “Re del nulla”.

Lady Marian è interpretata da Fatima Trotta, nota al grande pubblico come conduttrice di Made in Sud. La sua interpretazione risulta leggera e non restituisce particolari sfaccettature. Il cantato e il recitato sono precisi ma sembrano più adatti ad un pubblico fatto di ragazzi.

Il resto del cast vede, accanto ai due protagonisti, Maurizio Semeraro (ottimo Fra’ Tuck, il migliore del cast), Gabriele Foschi (Re Giovanni), Andrea Verzicco (Sir Snake), Federica Celio (Lady Belt) e Giulio Benvenuti (un Little John energico che ci è piaciuto molto).

In conclusione, Robin Hood il musical è uno spettacolo volutamente leggero, concepito come un family show adatto a tutta la famiglia ma con uno sguardo troppo sbilanciato alle esigenze dei più piccoli.

Emanuele Tibelli

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