Ricordando il “Folkstudio”

Scopo fondamentale: far rinascere il mitico “Folkstudio”.

Questo è l’obiettivo di Ugo Mazzei e Jonathan Giustini che, con Ernesto Bassignano, tentano di far tornare alla memoria il mitico Folkstudio di Roma, studio-cantina di Harold Bradley, pittore americano, dove negli anni ’60 si riunivano pittori, artisti e musicisti da tutto il mondo. Era un piccolo bar con uno stanzone ed una pedana alta sì e no dieci centimetri: quello era il palco da dove è partita gran parte della canzone italiana d’autore.

Ma era l’atmosfera che rendeva questo locale unico: in una serata c’era la possibilità di ascoltare diversi tipi di musica ed ognuno era libero di esprimere il proprio gusto musicale senza condizionamenti e pregiudizi.

Ciò lo rese il locale intellettuale per eccellenza degli anni ’60-’62: si esibirono su quel palco personaggi italiani come Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Tommaso Vittorini e Massimo Urbani (nuove leve del jazz dell’epoca), Maria Carta, Matteo Salvatore, senza tralasciare quelli stranieri con i Quilapayun, Condores, Daniel Viglietti, Black Jack David.

L’ottica del Folkstudio era creare un luogo di ritrovo dove la buona musica la facesse da padrone, dove prevalesse la conoscenza e la cultura, cercando così di espandere questa mentalità su tutto il piano nazionale.

Ed è con lo stesso obiettivo di allora che venerdì 16 novembre, dalle 22.00 in poi presso L’Asino che Vola di Roma, si svolgerà la serata evento collettiva per ricordare questo celebre locale.

Valentina Frittajon

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