“Chi resiste nella palude”, la voce di Lande per una memoria necessaria

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CHI RESISTE NELLA PALUDE
Scritto e interpretato da Francesco Lande
Coordinamento registico di Riccardo Mallus
Coautrice del testo Giulia Tolllis

In scena al Teatro Tordinona di Roma fino al 18 aprile

Voto: 9 su 10

A fronte di operazioni mediocri ma estremamente efficaci sotto un profilo mediatico, esiste un circuito teatrale più complesso e ricercato, nascosto spesso in piccole sedi, in cui è possibile trovare testi e interpretazioni che meriterebbero il più vasto consenso. Chi resiste nella palude di Francesco Lande appartiene orgogliosamente a questa seconda schiatta scenica. Una tragicommedia in forma di monologo, un concentrato di anime e una polifonia di dialetti per ripercorrere l’odissea della bonifica della palude pontina, dalla speculazione propagandistica del fascio fino al dopoguerra inoltrato.

chi_resiste_nella_palude_la_tragicommedia_della_bonifica_pontina_al_tordinonaSul palco, solo, con due sedie e una lampadina che si fa quercia per un immaginario dibattito, Lande (ri)dà voce a una memoria collettiva cocciuta, che non intende abbandonarsi al peso dell’oblio del tempo. Attraverso la vicenda di un pioniere di Littoria, di un immigrato sardo e di tutti quei cristiani che giunsero alle soglie della Capitale col sogno di una nuova prosperità, abbandonando i propri mestieri per sporcarsi di fango e sudore, l’autore riflette su come speranza e cinismo non fossero altro che due facce speculari di una stessa medaglia. Lo fa caratterizzando episodi storici e quadretti intimi secondo un lessico che Natalia Ginzburg avrebbe definito “famigliare”: l’arte dell’irrigazione, l’illusione della terra promessa e la vita dei campi rivivono per mezzo di sapidi bozzetti domestici e struggenti ingenuità politiche, che Lande interpreta con trasporto e sincerità rara. E il testo, oltre a farsi specchio di una nazione inerme e raggirata, dimostra chiaramente il suo pregio ultimo, la necessità. Applausi.

Giuseppe D’Errico

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