“Replay – The Musical”, tutto italiano ma l’idea resta fragile

43oriz

Compagnia della Rancia
REPLAY – THE MUSICAL
di Fabio Ingrosso e Mauro Simone
regia di Mauro Simone
con Gabriele Foschi, Francesca Taverni, Elena Nieri, Giorgio Camandona
musiche e liriche di Fabio Ingrosso e Riccardo Scirè
coreografie di Marco Bebbu
light designer Valerio Tiberi
sound designer Carlo Marchiori
scenografie Matteo Piedi
responsabile tour Davide Ienco
datore luci Francesco Vignati

in scena al Teatro della Cometa di Roma fino al 19 ottobre

Voto: 5 su 10

Quella del Teatro della Cometa di Roma è un’iniziativa lodevole, dedicare l’intero cartellone della stagione 2014/2015 alla drammaturgia italiana contemporanea, strada già avviata negli ultimi anni con alcune proposte a volte rischiose ma sempre interessanti. Ancor più giusta è stata la decisione di inserire e aprire la rassegna con un musical, genere che da troppo tempo latita dalla creatività dei nostri autori. Quindi, ben vengano lavori come Replay se, in qualche modo, possono risvegliare la curiosità per un tipo di spettacolo che per anni è stato il fiore all’occhiello del teatro italiano.

Quindi, pur se con tutti i migliori propositi, dispiace sinceramente non essere riusciti a gradire fino in fondo questo volenteroso tentativo di “musical-off” che, con l’incoscienza di chi guarda oltre l’oceano, si ingarbuglia maledettamente in una matassa sentimentale francamente pesantina. Troppi i limiti di un testo assai poco convincente: quattro personaggi, due storie d’amore e la Grande Mela a fare da sfondo; solo che ogni tanto si parla di cioccolatini nazionali e provini in Rai: che siano strafalcioni di scrittura? E i protagonisti prima si incontrano, poi si lasciano dopo un anno, poi non si conoscono, poi si innamorano e poi si rilasciano? In realtà, alla fine i conti tornano, ma nel mezzo gli indizi e le connessioni tra piste narrative sono talmente casuali che diventa arduo non farsi cogliere da un senso di irritazione.

I due giovani autori hanno visto qualche volta di troppo Sliding Doors e conoscono bene gli scherzi del destino negli affari di cuore, peccato che non riescano a tenerli a bada, accumulandoli tra forzature e scenette pretestuose. Sebbene risulti evidente l’entusiasmo delle buone intenzioni, le debolezze strutturali vanificano gran parte dell’originalità dell’idea di base, senza trovare un buon appiglio neppure in testi canori rivedibili e coreografie sacrificate e poco efficaci. Non deludono, invece, i quattro attori in scena, in grado di dare vita a splendide armonie vocali, oltre che perfettamente in grado di sfruttare al meglio gli spazi non certo immensi del palco che li ospita.

La professionalità della Compagnia della Rancia, un’istituzione per il genere e non solo, ha salvato il salvabile, ma restiamo in fiduciosa attesa di ritrovare Fabio Ingrosso e Mauro Simone alle prese con prove più mature.

Giuseppe D’Errico

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