“Red Sparrow”, un film di Francis Lawrence, la recensione

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Red Sparrow (id, Usa, 2018) di Francis Lawrence con Jennifer Lawrence, Joel Edgerton, Matthias Schoenaerts, Jeremy Irons, Charlotte Rampling, Joely Richardson, Mary-Louise Parker, Ciarán Hinds, Douglas Hodge

Sceneggiatura di Justin Haythe, dal romanzo omonimo di Jason Matthews

Thriller, 2h 20′, 20th Century Fox Italia, in uscita il 1 marzo 2018

Voto: 4 su 10

Pensavamo che Jennifer Lawrence ne avesse avuto abbastanza di essere diretta dal suo omonimo Francis, che già l’aveva consacrata a tediosa eroina young adult negli ultimi tre capitoli della saga Hunger Games. E invece sbagliavamo. Bionda recidiva, l’ormai già ex musa di Aronofsky è tornata ai lidi dell’action commerciale con Red Sparrow, trasposizione del primo di una trilogia di romanzi dell’ex agente Cia Jason Matthews, che ci si augura non trovi ulteriore spazio sul grande schermo. L’attrice, nelle mani del suo incauto mentore, si fa tuffare nel gelo della Russia post Guerra Fredda, per ritrovarsi poi al centro di una spy story ad alto tasso erotico e di grand guignol che, inevitabilmente, sfonda spesso la barriera del ridicolo involontario.

locandina-film-red-sparrowJennifer è Dominika Erogova, prima ballerina dell’Opera Bolshoi, alla quale spezzano volontariamente una gamba nel bel mezzo di un’esibizione. Atroce sarà la sua vendetta, ma come fare ora per trovare i mezzi di sostentamento per la madre immobilizzata a letto? La aiuterà lo zio (Schoenaerts), pezzo grosso dei servizi segreti russi, mettendole sul piatto una “proposta indecente” difficile da rifiutare: sedurre un oligarca sospetto per carpire informazioni riservate. Per sua sfortuna, la missione finirà nel sangue e Dominika, pur di non essere eliminata in quanto testimone del fattaccio, accetta di diventare una “sparrow”, ossia una spia letale, addestrata alle arti della seduzione per manipolare le pulsioni degli uomini e accentrare la loro libidine. Maestra imperturbabile del mantra proibito sarà per lei la scettica Charlotte Rampling, sguardo severo e mani briccone, che ben dubita delle capacità della riottosa allieva, invero talentuosa nelle arti sconce.

Purtroppo, le aspettative softcore lasciano presto il posto al più noioso e pasticciato dei thriller sovietici, con spreco di luoghi comuni e forzature che mancavano al cinema dai famigerati anni Ottanta. In missione a Budapest e con accecante tinta bionda, la nostra protagonista deve irretire nella passione il “bell’americano” Joel Edgerton, in contatto con un traditore della Madre Russia: è in questo frangente che la struttura drammatica di Red Sparrow crolla completamente, afflitta da un didascalismo di propaganda che vorrebbe i russi assoggettatori e sadici, e gli americani responsabili e libertari. Doppi e tripli giochi si sprecano, tra lungaggini a non finire e momenti scult come se piovessero. Solo tanta vuota patina in un’estetica che si vorrebbe autoriale ma che non va oltre il videoclip serioso, con una Jennifer Lawrence per nulla persuasiva: tra le ragazze con la pistola del cinema contemporaneo, è senz’altro tra le più goffe e meno credibili. Con buona pace dei suoi spogliarelli.

Giuseppe D’Errico

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