“Questi giorni”, protagoniste distanti in un road movie mal riuscito

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Questi giorni (Italia, 2016) di Giuseppe Piccioni con Maria Roveran, Marta Gastini, Laura Adriani, Caterina Le Caselle, Margherita Buy, Filippo Timi, Sergio Rubini, Alessandro Averone, Giulio Corso

Sceneggiatura di Giuseppe Piccioni, Pierpaolo Pirone, Chiara Atalanta Ridolfi

Drammatico, 2h, BiM, in uscita il 15 settembre 2016

Voto: 2 su 10

Come troppo spesso accade, il cinema italiano pensa di poter raccogliere consensi con storie di ipotetica introspezione psicologica, sulla scorta di un genere filmico ben codificato, in questo caso il road movie. Questi giorni di Giuseppe Piccioni (in concorso all’appena concluso Festival di Venezia), però, conferma ancora una volta quanto pericolose e povere possano essere queste iniziative, in antitesi con le abnormi ambizioni che il progetto vorrebbe perseguire.

53045Quattro ragazze ventenni, quatto amiche: la prima (Roveran) si sta per laureare ma ha il tumore, la seconda (Gastini) vuole raggiungere una ex compagna a Belgrado, la terza (Adriani) vede il futuro nella luce delle candele e si comporta da ninfetta tentatrice, la quarta (Le Caselle) aspetta un bambino ma non ha carattere. Partono tutte per la capitale serba, si fermano una notte dal fratello prete (Averone), poi in un campeggio dove flirtano con indigeni del posto, a Belgrado litigano e si ritrovano. Come da progetti, ritorneranno in tre ma “andrà tutto bene”.

Dispiace sempre molto dover bocciare in toto il lavoro di un ottimo autore quale, un tempo, è stato Piccioni, valga su tutti il suo indimenticabile Fuori dal mondo, un gioiello di riflessione e levità. Qui, purtroppo, sbaglia l’intero assetto, trasformando le premesse del coming of age per mezzo del viaggio generazionale in un incubo di voice over sentenziose, dialoghi impronunciabili e situazioni al limite del reale, il tutto confezionato secondo uno stile funerario, infarcito senza pietà di soluzioni visive datate, che stona inesorabilmente con la (si spera) voglia di vivere delle protagoniste. A tal proposito, va detto che raramente si erano mai viste al cinema quattro ragazze più insopportabili e così poco interessanti di quelle raccontate dal regista, e non ne hanno colpa le giovani interpreti che ce la mettono tutta per provare a renderle un minimo più vicine a noi.

Restano sullo sfondo i tre nomi noti del cast: Margherita Buy è una madre superficiale e distratta (ma come parrucchiera non è credibile), Timi un professore universitario dal buon cuore, Rubini un ridicolo padre padrone. Nota a margine per le musiche più brutte e insistenti che tempi recenti ricordino, un continuo di nenie di montagna che, già dopo i primi minuti, si tramutano in un autentico tormento. E che errore imperdonabile quel finale ritardato, stiracchiato, addirittura insoluto. Duole dirlo, ma Questi giorni racchiude tutto il peggio che il cinema italiano “impegnato” di oggi ha da offrire.

Giuseppe D’Errico

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