“Quando eravamo repressi”, uno spettacolo scritto e diretto da Pino Quartullo, la recensione

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QUANDO ERAVAMO REPRESSI
Scritto e diretto da Pino Quartullo

Con Francesca Bellucci, Annabella Calabrese, Matteo Cirillo, Tiziano Floreani
Scenografia: Piero Pollinzi
Costumi: Giuseppe d’Andrea
Musiche: Federico de Feo, Isotta Giannetta
Aiuto Regia: Matteo Fasanella, Lorenzo De Liberato
Assistente alla regia: Simone de Feo
Trucco e acconciature: Marco Fava

In scena al Teatro Roma fino al 29 aprile

Voto: 6½ su 10

Il ritorno sui palcoscenici italiani – già dalla scorsa stagione teatrale al Teatro Ghione e ora al Teatro Roma – di una commedia famigerata e per certi versi problematica come Quando eravamo repressi, diciamolo, fa davvero piacere. Era ora che si vendicasse il destino ingrato che si accanì su questo testo scritto, non senza coraggio e spirito dissacratorio, da Pino Quartullo sul finire degli anni Ottanta, e che Vittorio Gassman produsse in un allestimento che venne salutato da un successo di scandalo nel 1990. Ad interpretarlo era lo stesso Quartullo, con la sua prestanza gagliarda e un po’ ingenua, affiancato da Alessandro Gassman, Lucrezia Lante Della Rovere e Francesca d’Aloja. L’avventura teatrale si trasformò in breve tempo in un film con lo stesso cast e Quartullo in cabina di regia: doveva essere il campione di incassi della stagione e invece la falce censoria si abbattè con sadico accanimento su questa commedia erotica che aveva l’ardire di portare in scena lo scambismo con dialoghi espliciti e situazioni poco allusive, pur se in un’atmosfera assolutamente leggera e ridanciana. La pellicola ebbe visibilità limitatissima, in più un’oscura vicenda di diritti ne ha da sempre impedito la trasmissione televisiva.

Quando eravamo repressi è tornato a teatro una seconda volta nel 1998, con un cast rinnovato, e ci riprova ora a a raccontare le insicurezze sessuali di una nuova generazione di amanti che, come quella vecchia, non ha acquisito particolare sicurezza tra l’intimità delle lenzuiola. Qualche piccolo rinnovamento di scrittura per adattare meglio la vicenda all’epoca dei social e e dell’esibizionismo di massa, anche se il meglio resta sempre lo sguardo bonario dell’autore verso le idiosincrasie erotiche dell’italiano medio, afflitto dalla sperimentazione ma, in fondo, legato alla più tradizionale idea dell’amore di coppia.

In questa versione 3.0, Quartullo dirige quattro giovani attori ai quali si deve per gran parte il merito dell’indubbia piacevolezza dello spettacolo: Francesca Bellucci, Antonella Calabrese, Matteo Cirillo e Tiziano Floreani dimostrano un buon gioco di tempi comici e un ottimo affiatamento, con la tendenza di Floreani a divorare la scena con grande carisma, nel ruolo tutto sesso e ambiguità che fu del giovane Quartullo. Usciamo dal teatro col sorriso sulle labbra ma anche con un po’ di rammarico: nel 2018, forse, un testo come Quando eravamo repressi si sarebbe potuto permettere il lusso di osare di più a livello scenico, di mostrare l’impudica curiosità dei personaggi, di agire in qualche modo a livello fisico; invece l’operazione è stata studiata accuratamente per non scandalizzare (più) nessuno.

Giuseppe D’Errico

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