“Promised Land”, Van Sant e il cinema civile, nobile e senza grinta

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Promised Land (id, Usa, 2012) di Gus Van Sant con Matt Damon, John Krasinski, Frances McDormand, Rosemarie DeWitt, Hal Holbrook

Sceneggiatura di Matt Damon e John Krasinski, da un soggetto di Dave Eggers

Drammatico, 1h 46, BiM Distribuzione, in uscita il 14 febbraio 2013

Voto 6½ su 10

Segnalato con una menzione speciale della giuria al 63° Festival di Berlino, nonostante i magri consensi ottenuti in patria, l’ultimo film di Gus Van Sant tenta la carta della denuncia, muovendo da una sceneggiatura scritta dai due interpreti centrali, John Krasinski e Matt Damon. Nobili intenti e, come spesso accade, timidi risultati.

promised-landDue agenti di vendita per una società energetica arrivano nella cittadina rurale di McKinley, in Pennsylvania, per convincere i cittadini duramente menomati dalla crisi economica a firmare la proposta di acquisizione dei diritti di trivellazione dei loro terreni: lui, Steve Butler (Matt Damon), è impreparato a fronteggiare le obiezioni della popolazione; lei, Sue Thomason (Frances McDormand), è decisa a portare a termine la missione. Tutto si complica ulteriormente quando nel paese arriva l’ambientalista Dustin Noble (John Krasinski), che mette in scena una vera e propria campagna a loro sfavore.

Cinema civile come andava di moda qualche decennio fa, senza enfasi né facili isterismi, dai toni saggiamente calibrati da una sceneggiatura che sa restituire con realismo la scottante attualità degli eventi narrati.

Il film non manca di interesse quanto di forza sociale, di grinta, di originalità; tutto è corretto e nulla minaccia a un risultato finale di puro mestiere, un esito inaspettato per un regista orgogliosamente ‘contro’ come Van Sant, in grado di iniettare nelle sue opere ben altri gradi di sovversione.

Più che del regista, Promised Land è un film appartenente a Krasinski e Damon, che l’hanno scritto senza timori di ripercussioni al loro status di divi da grande schermo.

Piuttosto flaccido comunque il finale, quando verità e menzogne vengono a galla in modo alquanto incredibile e dove la nostalgia per i vecchi drammi di Capra e Sturges si disperde in un colpo di scena dal sapore dolciastro.

Giuseppe D’Errico

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