“Populaire”, soufflé francese ripieno di commedia sofisticata

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Populaire (id, Francia/Usa, 2012) di Régis Roinsard con Romain Duris, Déborah François, Bérénice Bejo, Shaun Benson, Mélanie Bernier, Miou Miou, Nicolas Bedos, Eddy Mitchell, Frédéric Pierrot.

Sceneggiatura di Régis  Roinsard, Daniel  Presley, Romain  Compingt.

Commedia, 1h52’, Bim Distribuzione

Festival Internazionale del Film di Roma 2012, Fuori Concorso.

Voto: 6½  su 10

E fu così che dalla Francia, dopo la rievocazione del cinema muto (The Artist, sublime), arrivò anche l’omaggio, caramelloso e pastellato, alla grande commedia americana sofisticata.

Non ci sono più i tempi comici degli scontri Tracy-Hepburn, né la maliziosa inventiva sentimental-sessuale delle avventure di Doris Day e Rock Hudson; sopravvivono invece gli ambienti, ricreati con scrupolo maniacale, e le mode di un’epoca che continua a far sognare.

Sogna anche Rose Pamphyle (Déborah François), ragazza acqua e sapone che, dalla bottega di paese, si trasferisce nella city per realizzare il desiderio di ogni ragazza moderna: diventare segretaria. Ci riuscirà, grazie a un assicuratore bello e solitario (Romain Duris) che, oltre ad assumerla, ne incoraggia la straordinaria velocità di battitura a macchina fino a portarla a gareggiare ai campionati mondiali di dattilografia. Nel mentre scoccherà anche l’amore?

L’esordiente Roinsard ha ben studiato le regole della commemorazione cinematografica, quella di Peggy Sue e Pleasantville, portando sullo schermo un bagaglio classico che spazia da Godard a Hitchcock a Demy; e se l’ennesima citazione da Vertigo lascia ancora ammaliati, tutto il resto ha il sapore di un’operazione deliziosamente naif ma anche spudoratamente furba, che accumula reminiscenze su reminiscenze senza andare al di là di un semplice esercizio di stile.

La favoletta della biondina che parla come Marilyn (“Io sono sempre la stessa, è il vestito che è diverso”) e veste alla Audrey è, infatti, scontata e priva di sorprese; resta da vedere, poi, quanto ci si possa appassionare a una competizione a dir poco sui generis che, nel finale, viene condita con ondate di retorica.

Tuttavia, sarebbe ingiusto bacchettare ulteriormente un film gradevolissimo, che può vantare, a livello estetico, un impatto ineccepibile all’occhio, frutto di un tripudio calibratissimo di colori e suggestioni in cui si tuffano con eleganza due interpreti squisiti come Duris e la François.

Populaire però rimane un soufflé che, con un po’ di coraggio, avrebbe potuto gonfiare quel minuto in più nel forno senza afflosciarsi appena ne fosse uscito.

Giuseppe D’Errico

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