“Poli opposti”, si sogna la commedia classica ma è una sfocata fotocopia

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Poli opposti (Italia, 2015) di Max Croci con Luca Argentero, Sarah Felberbaum, Riccardo Russo, Giampaolo Morelli, Grazia Schiavo, Elena Di Cioccio, Tommaso Ragno, Anna Safroncik, Stefano Fresi

Sceneggiatura di Gianluca Ansanelli, Tito Buffulini, Roberto Burchielli, Antonello De Leo, Mauro Graiani, Riccardo Irrera, Paolo Logli, Alessandro Pondi

Commedia, 1h 25′, 01 Distribution, in uscita l’8 ottobre 2015

Voto: 3 su 10

Quanto può essere triste una commedia, ci dicono, ispirata ai grandi classici americani di Hawks, Cukor e Wilder, ma che, in realtà, si riduce a scimmiottare alcuni temi di quel cinema senza avere alcun barlume di creatività? È Poli opposti dell’esordiente Max Croci, con alle spalle una lunga esperienza nei cortometraggi e nella pubblicità, e solo ora approdato al grande schermo con una sceneggiatura che definire impresentabile è un eufemismo.

poli-opposti-poster_oggetto_editoriale_720x600Il film vorrebbe riproporre la pungente e spietata battaglia tra i sessi della gloriosa sophisticated comedy dei tempi d’oro di Hollywood, puntando alla teoria fisica degli opposti che si attraggono. Stefano Parisi (Argentero) e Claudia Torrini (Felberbaum) abitano l’uno di fronte all’altro: lui è un terapista di coppia, lei un avvocato divorzista. Stefano è gentile e sorridente, Claudia è una iena rabbiosa e vendicativa. La convivenza sullo stesso pianerottolo è incandescente, ma c’è il figlio adolescente di lei (Russo) a fare da Cupido…

Purtroppo non basta un poster di Casablanca per evocare le atmosfere del passato, né serve agghindare la protagonista con una vestaglia in piume di struzzo come Jean Harlow. Poli opposti è prima di tutto una commedia romantica scritta malissimo da ben otto sceneggiatori, segnale evidente che più di qualcosa è andato storto in fase di lavorazione. La totale assenza di tempi comici azzeccati, la sovrabbondanza di personaggi accessori, l’accumulo di vie traverse alla narrazione principale, le incongruenze caratteriali, gli stereotipi da carta dei cioccolatini e l’invadente product placement ogni cinque minuti, fanno di questo volenteroso tentativo di rom-com italiana un fallimento su tutta la linea.

Le schermaglie dialettiche della coppia Tracy-Hepburn diventano qui puro e molesto chiacchiericcio, le trovate visive dei film con Doris Day e Rock Hudson sono replicate come mero orpello del tutto avulso dai contenuti, l’ironia vola bassissimo e il sentimento è solo ridicolo sentimentalismo da spot pubblicitario. Gli attori avrebbero anche il giusto affiatamento, ma la Felberbaum è inascoltabile e Argentero non ha il fascino sornione di Cary Grant. Più che Hawks, Croci sembra voler ritrovare lo stile della compianta Nora Ephron, ma si riduce a riproporne solo una sfocata fotocopia.

Giuseppe D’Errico

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